Traduzione di Paragrafo 47, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Princeps neque opera ulla magnifica fecit - nam et quae sola susceperat, Augusti templum restitutionemque Pompeiani theatri, imperfecta post tot annos reliquit - neque spectacula omnino edidit; et iis, quae ab aliquo ederentur, rarissime interfuit, ne quid exposceretur, utique postquam comoedum Actium coactus est manumittere. Paucorum senatorum inopia sustentata, ne pluribus opem ferret, negavit se aliis subventurum, nisi senatui iustas necessitatium causas probassent. Quo pacto plerosque modestia et pudore deterruit, in quibus Hortalum, Quinti Hortensi oratoris nepotem, qui permodica re familiari auctore Augusto quattuor liberos tulerat.

Traduzione all'italiano


Divenuto imperatore non fece costruire nessun grande monumento, perché lasciò incompiute dopo tanti anni le sole opere cui aveva dato il via, vale a dire il tempio di Augusto e il restauro del teatro di Pompeo; d'altra parte non organizzò nemmeno spettacoli e assistette molto raramente a quelli che offrivano gli altri, per timore che gli chiedessero qualche favore, soprattutto dopo che era stato costretto a rendere libero l'attore comico Aczio. Quando portò aiuto alla povertà di alcuni senatori, si affrettò a dichiarare, per non doverne soccorrere ancora, che altri sarebbero stati assistiti da lui solo dopo che avevano fornito al Senato la giustificazione dei loro bisogni. A queste condizioni, la maggior parte si tirò indietro per vergogna e per pudore, e tra questi Ortalo, nipote dell'oratore Ortensio, che con un patrimonio modesto aveva messo al mondo, per esortazione di Augusto, quattro figli.