Traduzione di Paragrafo 31, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Quaedam adversus sententiam suam decerni ne questus quidem est. Negante eo destinatos magistratus abesse oportere, ut praesentes honori adquiescerent, praetor designatus liberam legationem impetravit. Iterum censente, ut Trebianis legatam in opus novi theatri pecuniam ad munitionem viae transferre concederetur, optinere non potuit quin rata voluntas legatoris esset. Cum senatus consultum per discessionem forte fieret, transeuntem eum in alteram partem, in qua pauciores erant, secutus est nemo. Cetera quoque non nisi per magistratus et iure ordinario agebantur, tanta consulum auctoritate, ut legati ex Africa adierint eos querentes, trahi se a Caesare ad quem missi forent. Nec mirum, cum palam esset, ipsum quoque eisdem et assurgere et decedere via.

Traduzione all'italiano


Se alcune decisioni venivano prese contro il suo parere, non se ne lamentava. Benché sostenesse che i magistrati designati non dovevano assentarsi, ma restare sul posto per occuparsi del loro incarico, un pretore designato ottenne una missione libera. Un'altra volta chiese di destinare alla fortificazione di una strada la somma che era stata lasciata per testamento ai cittadini di Trevi per la costruzione di un nuovo teatro, ma non poté ottenerlo e la volontà del testatore fu ratificata. In una circostanza in cui i senatori si divisero in due gruppi per votare, passò dalla parte della minoranza, ma nessuno lo seguì. Anche tutte le altre questioni erano regolate soltanto dai magistrati, secondo il diritto ordinario. L'autorità dei consoli era così grande che alcuni ambasciatori venuti dall'Africa andarono a trovarli per lamentarsi di essere tenuti lontani da Cesare al quale erano stati inviati. E tutto questo non rappresenta niente di eccezionale, perché tutti vedevano che lui stesso si alzava in piedi davanti a loro e cedeva il passo.