Traduzione di Paragrafo 28, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Sed et adversus convicia malosque rumores et famosa de se ac suis carmina firmus ac patiens subinde iactabat in civitate libera linguam mentemque liberas esse debere; et quondam senatu cognitionem de eius modi criminibus ac reis flagitante: "Non tantum," inquit, "otii habemus, ut implicare nos pluribus negotiis debeamus; si hanc fenestram aperueritis, nihil aliud agi sinetis: omnium inimicitiae hoc praetexto ad vos deferentur." Extat et sermo eius in senatu percivilis: "Siquidem locutus aliter fuerit, dabo operam ut rationem factorum meorum dictorumque reddam; si perseveraverit, in vicem eum odero."

Traduzione all'italiano


Nei confronti delle ingiurie, delle diverse offensive e dei versi satirici che lo riguardavano, insieme con i suoi, fu di una pazienza costante e ripeteva spesso che "in uno Stato libero la parola e il pensiero dovevano essere liberi"; un giorno al Senato, che sollecitava un'inchiesta su delitti di questo genere e sui loro autori, rispose: "Abbiamo così poco tempo a disposizione che non è proprio il caso di assumerci altri impegni; se aprite questa porta, vi toglierete la possibilità di fare altre cose. Sotto questo pretesto vi saranno deferite tutte le inimicizie personali." Fa testo inoltre un discorso pieno di moderazione che egli tenne in Senato: "Se qualcuno mi contesta, mi impegnerò a rendergli conto delle mie azioni e delle mie parole; se persevera, lo ricambierò di uguale avversione."