Traduzione di Paragrafo 26, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Verum liberatus metu civilem admodum inter initia ac paulo minus quam privatum egit. Ex plurimis maximisque honoribus praeter paucos et modicos non recepit. Natalem suum plebeis incurrentem circensibus vix unius bigae adiectione honorari passus est. Templa, flamines, sacerdotes decerni sibi prohibuit, etiam statuas atque imagines nisi permittente se poni; permisitque ea sola condicione, ne inter simulacra deorum sed inter ornamenta aedium ponerentur. Intercessit et quo minus in acta sua iuraretur, et ne mensis September Tiberius, October Livius vocarentur. Praenomen quoque imperatoris cognomenque patris patriae et civicam in vestibulo coronam recusavit; ac ne Augusti quidem nomen, quanquam hereditarium, nullis nisi ad reges ac dynastas epistulis addidit. Nec amplius quam mox tres consulatus, unum paucis diebus, alterum tribus mensibus, tertium absens usque in Idus Maias gessit.

Traduzione all'italiano


Liberato alla fine dai suoi timori, nei primi tempi si comportò veramente come un normale cittadino e poco meno di un privato. In mezzo ad una quantità enorme di onori straordinari, ne accettò soltanto alcuni e senza esagerare. Poiché il giorno del suo compleanno cadeva durante la celebrazione dei giochi plebei, permise soltanto che lo si onorasse con l'aggiunta di un carro a due cavalli. Proibì che gli venissero consacrati templi, flamini, sacerdoti e perfino che gli venissero erette statue senza la sua autorizzazione, e quando lo permetteva, poneva come condizione che non venissero collocate in mezzo alle immagini degli dei, ma che figurassero come ornamenti degli edifici. Non volle che si giurasse per i suoi atti, che il mese di settembre fosse chiamato Tiberio e quello di ottobre Livio. Rifiutò il titolo di imperatore e il soprannome di "Padre della patria" e corone civiche nel suo vestibolo. Non aggiunse nemmeno al suo il nome di Augusto, che aveva ereditato, e lo usò soltanto nelle lettere ai re e ai sovrani. Non esercitò più di tre consolati, il primo per qualche giorno, il secondo per tre mesi e il terzo, senza essere a Roma, fino alle idi di maggio.