Traduzione di Paragrafo 25, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Cunctandi causa erat metus undique imminentium discriminum, ut saepe lupum se auribus tenere diceret. Nam et servus Agrippae Clemens nomine non contemnendam manum in ultionem domini compararat et L. Scribonius Libo vir nobilis res novas clam moliebatur et duplex seditio militum in Illyrico et in Germania exorta est. Flagitabant ambo exercitus multa extra ordinem, ante omnia ut aequarentur stipendio praetoriani[s]. Germaniciani quidem etiam principem detractabant non a se datum summaque vi Germanicum, qui tum iis praeerat, ad capessendam rem p. Urgebant, quanquam obfirmate resistentem. Quem maxime casum timens, partes sibi quas senatui liberet, tuendas in re p. Depoposcit, quando universae sufficere solus nemo posset nisi cum altero vel etiam cum pluribus. Simulavit et valitudinem, quo aequiore animo Germanicus celerem successionem vel certe societatem principatus opperiretur. Compositis seditionibus Clementem quoque fraude deceptum redegit in potestatem. Libonem, ne quid in novitate acerbius fieret, secundo demum anno in senatu coarguit, medio temporis spatio tantum cavere contentus; nam et inter pontifices sacrificanti simul pro secespita plumbeum cultrum subiciendum curavit et secretum petenti non nisi adhibito Druso filio dedit dextramque obambulantis veluti incumbens, quoad perageretur sermo, continuit.

Traduzione all'italiano


La sua esitazione fu causata dal timore di danni che lo minacciavano da tutte le parti: così era solito dire spesso che "teneva il lupo per le orecchie". In realtà uno schiavo di Agrippa, chiamato Clemente, aveva raccolto, per vendicare il suo padrone, una schiera non disprezzabile di uomini e L. Scribonio Libone, un personaggio nobile, preparava segretamente una rivoluzione. Infine una duplice sedizione militare scoppiò nell'Illirico e in Germania. I due eserciti reclamavano numerose concessioni, ma prima di tutto una paga uguale a quella dei pretoriani. Le truppe della Germania arrivavano perfino a rifiutare di riconoscere un imperatore non designato da loro e facevano pressione, con estrema violenza, su Germanico, che allora le comandava, perché si impadronisse del potere, benché questi resistesse energicamente. Paventando soprattutto questo pericolo, Tiberio chiese al Senato di lasciargli, nel governo, quei compiti che il Senato stesso preferiva, dal momento che nessuno, da solo, poteva provvedere a tutto senza aver uno o anche più colleghi. Finse perfino di essere malato per indurre Germanico ad aspettare con pazienza una prossima successione e una sicura associazione al governo. Una volta placate le sedizioni, fece prigioniero anche Clemente con la frode. Per non esordire poi con troppo rigore, accusò Libone davanti al Senato soltanto due anni più tardi, limitandosi, per quel breve periodo di tempo, a prendere alcune precauzioni nei suoi confronti; infatti un giorno in cui sacrificavano insieme con gli altri pontefici, gli fece dare, al posto di quello rituale, un coltello di piombo e quando Libone gli chiese una udienza particolare gliela concesse soltanto in presenza del figlio Druso e fingendo di appoggiarsi a lui, durante la passeggiata, gli tenne la mano destra fino al termine della loro conversazione.