Traduzione di Paragrafo 15, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Romam reversus deducto in forum filio Druso statim e Carinis ac Pompeiana domo Esquilias in hortos Maecenatianos transmigravit totumque se ad quietem contulit, privata modo officia obiens ac publicorum munerum expers. Gaio et Lucio intra triennium defunctis adoptatur ab Augusto simul cum fratre eorum M. Agrippa, coactus prius ipse Germanicum fratris sui filium adoptare. Nec quicquam postea pro patre familias egit aut ius, quod amiserat, ex ulla parte retinuit. Nam neque donavit neque manumisit, ne hereditatem quidem aut legata percepit ulla aliter quam ut peculio referret accepta. Nihil ex eo tempore praetermissum est ad maiestatem eius augendam ac multo magis, postquam Agrippa abdicato atque seposito certum erat, uni spem successionis incumbere;

Traduzione all'italiano


Ritornato a Roma, subito dopo aver fatto debuttare suo figlio liruso nel foro, abbandonò le Carene e la casa di Pompeo per trasferirsi sull'Esquilino, presso i giardini di Mecenate e si dedicò completamente al riposo, assolvendo soltanto i suoi impegni privati, senza prendere nessuna parte agli affari pubblici. Quando, dopo tre anni o poco meno, Gaio e Lucio morirono, fu adottato da Augusto, quasi nello stesso periodo in cui venne adottato il loro fratello M. Agrippa, ma lui stesso fu obbligato ad adottare Germanico, il figlio di suo fratello. Da quel momento non fece più nulla come padre di famiglia e non ritenne in nessuna misura il diritto che aveva perduto. Infatti non fece più donazioni, non affrancò nessuno schiavo e neppure ricevette eredità o lasciti se non a titolo di peculio. Ormai non si trascurava più niente per accrescere la sua grandezza, soprattutto quando fu certo, dopo l'abdicazione e la deportazione di Agrippa, che solo lui aveva la speranza della successione.