Traduzione di Paragrafo 1, Libro 3 (Tiberius) di Svetonio

Versione originale in latino


Patricia gens Claudia - fuit enim et alia plebeia, nec potentia minor nec dignitate - orta est ex Regillis oppido Sabinorum. Inde Romam recens conditam cum magna clientium manu conmigravit auctore Tito Tatio consorte Romuli, vel, quod magis constat, Atta Claudio gentis principe, post reges exactos sexto fere anno; atque in patricias cooptata agrum insuper trans Anienem clientibus locumque sibi ad sepulturam sub Capitolio publice accepit. Deinceps procedente tempore duodetriginta consulatus, dictaturas quinque, censuras septem, triumphos sex, duas ovationes adepta est. Cum praenominibus cognominibusque variis distingueretur, Luci praenomen consensu repudiavit, postquam e duobus gentilibus praeditis eo alter latrocinii, caedis alter convictus est. Inter cognomina autem et Neronis assumpsit, quo[d] significatur lingua Sabina fortis ac strenuus.

Traduzione all'italiano


La famiglia patrizia dei Claudi (ce ne fu infatti anche una plebea, non certo inferiore per potenza e dignità) era originaria di Regillo, in Sabinia. Di là si trasferì a Roma, con un grande seguito di clienti, poco dopo la fondazione della città, su invito di Tito Tazio, il collega di Romolo, o, come è meglio documentato, circa cinque anni dopo la cacciata dei re, per iniziativa di Attio Claudio, il capo della famiglia. Accolta tra le famiglie patrizie, ricevette dallo Stato terre per i suoi clienti oltre il fiume Aniene e per sé un luogo di sepoltura ai piedi del Campidoglio. In seguito, con il passare del tempo, ottenne ventotto consolati, cinque dittature, sette censure, sei trionfi e due ovazioni. Si distingueva per l'uso di vari prenomi e soprannomi, ma per accordo unanime rifiutò il prenome Lucio dopo che due suoi membri che lo portavano furono dimostrati colpevoli uno di brigantaggio, l'altro di assassinio. Tra i vari soprannomi adottò anche quello di Nerone che in lingua sabina vuol dire forte e valoroso.