Traduzione di Paragrafo 97, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Mors quoque eius, de qua dehinc dicam, divinitasque post mortem evidentissimis ostentis praecognita est. Cum lustrum in campo Martio magna populi frequentia conderet, aquila eum saepius circumvolavit transgressaque in vicinam aedem super nomen Agrippae ad primam litteram sedit; quo animadverso vota, quae in proximum lustrum suscipi mos est, collegam suum Tiberium nuncupare iussit; nam se, quamquam conscriptis paratisque iam tabulis, negavit suscepturum quae non esset soluturus. Sub idem tempus ictu fulminis ex inscriptione statuae eius prima nominis littera effluxit; responsum est, centum solos dies posthac victurum, quem numerum C littera notaret, futurumque ut inter deos referretur, quod aesar, id est reliqua pars e Caesaris nomine, Etrusca lingua deus vocaretur. Tiberium igitur in Illyricum dimissurus et Beneventum usque prosecuturus, cum interpellatores aliis atque aliis causis in iure dicendo detinerent, exclamavit, quod et ipsum mox inter omina relatum est, non, si omnia morarentur, amplius se posthac Romae futurum; atque itinere incohato Asturam perrexit, et inde praeter consuetudinem de nocte ad occasionem aurae evectus, causam valitudinis contraxit ex profluvio alvi.

Traduzione all'italiano


Con segni evidenti furono preannunciate anche la sua morte, della quale da adesso parlerò, e la sua divinizzazione dopo la morte. Mentre compiva i lustri nel Campo di Marte, davanti ad una gran folla di popolo, un'aquila volò più volte attorno a lui, poi, dirigendosi verso il vicino tempio, si sedette sulla prima lettera del nome di Agrippa. A questa vista, incaricò Tiberio, suo collega, di pronunciare i voti che si è soliti fare per il lustro successivo, perché, quantunque fossero già pronti e annotati, egli disse di non poter pronunciare ciò che non poteva mantenere. Intorno allo stesso periodo un fulmine fece cadere dall'iscrizione della sua statua la prima lettera del suo nome; gli fu detto, come responso, che sarebbe vissuto soltanto cento giorni dopo quel fatto, giusto il numero indicato dalla lettera C, e che sarebbe stato innalzato tra gli dei perché "aesar,", vale a dire la parte rimanente del nome di "Caesar" in lingua etrusca significa "Dio". Si accingeva a mandare Tiberio nell'Illirico e ad accompagnarlo fino a Benevento, ma trattenuto da alcuni importuni che gli sottomettevano processo su processo, gridò - e anche questo fu annoverato tra i presagi - che se tutto congiurava per fermarlo, egli non sarebbe stato più utile a Roma. Si mise dunque in viaggio e giunse ad Astura; qui, contrariamente al solito, si imbarcò di notte, per approfittare del vento favorevole e la sua malattia cominciò con una diarrea.