Traduzione di Paragrafo 96, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Quin et bellorum omnium eventus ante praesensit. Contractis ad Bononiam triumvirorum copiis, aquila tentorio eius supersedens duos corvos hinc et inde infestantis afflixit et ad terram dedit; notante omni exercitu, futuram quandoque inter collegas discordiam talem qualis secuta est, et exitum praesagiente. Philippis Thessalus quidam de futura victoria nuntiavit auctore Divo Caesare, cuius sibi species itinere avio occurrisset. Circa Perusiam, sacrificio non litanti cum augeri hostias imperasset, ac subita eruptione hostes omnem rei divinae apparatum abstulissent, constitit inter haruspices, quae periculosa et adversa sacrificanti denuntiata essent, cuncta in ipsos recasura qui exta haberent; neque aliter evenit. Pridie quam Siciliensem pugnam classe committeret, deambulanti in litore piscis e mari exsilivit et ad pedes iacuit. Apud Actium descendenti in aciem asellus cum asinario occurrit, homini Eutychus, bestiae Nicon erat nomen; utriusque simulacrum aeneum victor posuit in templo, in quod castrorum suorum locum vertit.

Traduzione all'italiano


Per di più Augusto conobbe in anticipo l'esito di tutte le sue guerre. Quando le truppe dei triumviri erano raggruppate a Bologna un'aquila che si era insediata sul tetto della sua tenda abbatté e fece precipitare a terra due corvi che la aggredivano a destra e a sinistra. Tutto l'esercito presagì che un giorno fra i tre colleghi vi sarebbe stata quella discordia che poi si verificò e ne anticipò l'esito. A Filippi un Tessalo gli predisse la vittoria da parte del divino Cesare, il cui fantasma gli si era presentato in una strada solitaria. Davanti a Perugia, poiché i presagi del sacrificio non erano favorevoli, ordinò di aumentare il numero delle vittime quando un improvviso attacco dei nemici spazzò via tutto quello che era stato preparato per il sacrificio; gli aruspici allora furono unanimi nel dire che tutte le sventure e i pericoli annunciati a chi sacrificava prima sarebbero ricaduti su coloro che avevano le interiora delle vittime. E fu proprio così. Il giorno prima di impegnarsi nella battaglia navale in Sicilia, mentre passeggiava sulla riva un pesce saltò fuori dall'acqua e andò a cadere ai suoi piedi. Ad Azio, quando stava per scendere in campo gli si fece incontro un uomo con un somaro: l'uomo si chiamava Eutiche, la bestia Nicone. Dopo la vittoria fece erigere a tutte e due una statua di bronzo nel tempio che innalzò nel luogo dove aveva posto i suoi accampamenti.