Traduzione di Paragrafo 92, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Auspicia et omina quaedam pro certissimis observabat: si mane sibi calceus perperam ac sinister pro dextro induceretur, ut dirum; si terra marive ingrediente se longinquam profectionem forte rorasset, ut laetum maturique et prosperi reditus. Sed et ostentis praecipue movebatur. Enatam inter iuncturas lapidum ante domum suam palmam in compluvium deorum Penatium transtulit, utque coalesceret magno opere curavit. Apud insulam Capreas veterrimae ilicis demissos iam ad terram languentisque ramos convaluisse adventu suo, adeo laetatus est, ut eas cum re publica Neapolitanorum permutaverit, Aenaria data. Observabat et dies quosdam, ne aut postridie nundinas quoquam proficisceretur aut Nonis quicquam rei seriae incoharet; nihil in hoc quidem aliud devitans, ut ad Tiberium scribit, quam [i]dysphemian[/i] nominis.

Traduzione all'italiano


Alcuni auspici o prodigi li considerava infallibili: se al mattino calzava il piede sbagliando, mettendo il sinistro nella scarpa destra, vi vedeva un segno funesto; quando partiva per un lungo viaggio, per terra e per mare, se per caso cadeva la rugiada, era per lui un segno favorevole di felice e rapido ritorno. Ma era anche vivamente impressionato dai prodigi. Fece trasportare nel compluvio, a fianco degli dei Penati, un palmizio che si era aperto la strada fra le pietre davanti alla sua casa, e si prese cura della sua crescita. Quando vide che nell'isola di Capri i rami di un leccio secolare, languenti e già curvati a terra, avevano ripreso vigore al suo arrivo, ne fu tanto lieto che scambiò con la città di Napoli l'isola di Capri contro quella di Enaria. Aveva anche la superstizione di certe date: non si metteva mai in viaggio il giorno successivo a quelli di mercato e non cominciava nessun affare impegnativo il giorno delle none: anzi, come egli stesso scrive a Tiberio, in questo giorno voleva soltanto evitare il "cattivo presagio" di questa parola.