Traduzione di Paragrafo 87, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Cotidiano sermone quaedam frequentius et notabiliter usurpasse eum, litterae ipsius autographae ostentant, in quibus identidem, cum aliquos numquam soluturos significare vult, "ad Kal. Graecas soluturos" ait; et cum hortatur ferenda esse praesentia, qualiacumque sint: "contenti simus hoc Catone"; et ad exprimendam festinatae rei velocitatem: "celerius quam asparagi cocuntur"; ponit assidue et pro stulto "baceolum" et pro pullo "pulleiaceum" et pro cerrito "vacerrosum" et "vapide" se habere pro male et "betizare" pro languere, quod vulgo "lachanizare" dicitur; item "simus" pro sumus et "domos" genetivo casu singulari pro domus. Nec umquam aliter haec duo, ne quis mendam magis quam consuetudinem putet. Notavi et in chirographo eius illa praecipue: non dividit verba nec ab extrema parte versuum abundantis litteras in alterum transfert, sed ibidem statim subicit circumducitque.

Traduzione all'italiano


Le sue lettere autografe rivelano che nelle conversazioni quotidiane si serviva spesso di locuzioni curiose, e più di una volta, come ad esempio quando, per indicare debitori che non avrebbero mai pagato, disse che "avrebbero saldato il conto alle Calende greche"; quando invitava qualcuno a prendere i tempi così come sono, diceva: "Accontentiamoci del nostro Catone" ; per rendere la velocità con cui un affare era stato concluso diceva: "In un tempo più breve di quello necessario per cuocere gli asparagi." Regolarmente usava "insensato", invece di stolto, nero invece di lugubre, stupido invece di pazzo, avere dei vapori, invece di star male, essere muto come una bestia, invece di languire, mentre il popolo dice "essere simile a un legume"; del pari diceva "simus" in luogo di "sumus" e "domos" al genitivo singolare, invece di "domus". Queste due parole non le ha mai scritte diversamente ed è evidente che si tratta di un'abitudine e non già di un errore. Per altro nel suo modo di scrivere ho notato soprattutto queste particolarità: non divide mai le parole e se non può mettere certe lettere alla fine della riga, non le riporta alla seguente, ma le scrive sopra la parola, circondandole con un tratto di penna.