Traduzione di Paragrafo 72, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


In ceteris partibus vitae continentissimum constat ac sine suspicione ullius vitii. Habitavit primo iuxta Romanum Forum supra Scalas anularias, in domo quae Calvi oratoris fuerat; postea in Palatio, sed nihilo minus aedibus modicis Hortensianis, et neque laxitate neque cultu conspicuis, ut in quibus porticus breves essent Albanarum columnarum et sine marmore ullo aut insigni pavimento conclavia. Ac per annos amplius quadraginta eodem cubiculo hieme et aestate mansit, quamvis parum salubrem valitudini suae urbem hieme experiretur assidueque in urbe hiemaret. Si quando quid secreto aut sine interpellatione agere proposuisset, erat illi locus in edito singularis, quem Syracusas et [i]technophnon[/i] vocabat; huc transibat aut in alicuius libertorum suburbanum; aeger autem in domo Maecenatis cubabat. Ex secessibus praecipue frequentavit maritima insulasque Campaniae aut proxima urbi oppida, Lanuvium, Praeneste, Tibur, ubi etiam in porticibus Herculis templi persaepe ius dixit. Ampla et operosa praetoria gravabatur. Et neptis quidem suae Iuliae, profuse ab ea exstructa, etiam diruit ad solum, sua vero quamvis modica non tam statuarum tabularumque pictarum ornatu quam xystis et nemoribus excoluit rebusque vetustate ac raritate notabilibus, qualia sunt Capreis immanium belvarum ferarumque membra praegrandia, quae dicuntur gigantum ossa, et arma heroum.

Traduzione all'italiano


Nelle altre manifestazioni della vita risulta che fu moderatissimo e senza sospetto di alcun vizio. Dapprima abitò nei pressi del foro romano sopra le Scale dei gioiellieri, nella casa che era stata dell'oratore Calvo; in seguito sul colle Palatino, ma tuttavia nella casa modesta di Ortensio e insigni né per l'ampiezza né per la raffinatezza, nelle quali c'erano solo brevi portici di colonne Albane e le camere erano senza alcun marmo né un pavimento raffinato. Per più di quarant'anni dormì nella stessa camera, sia d'estate, sia d'inverno, quantunque considerasse poco adatto alla sua salute il clima invernale di Roma e benché vi svernasse regolarmente. Se si proponeva di lavorare in solitudine o senza essere disturbato, vi era per lui uno studiolo al piano superiore che chiamava la sua "Siracusa" o il suo "ufficio tecnico": qui si ritirava, o anche nella casa di periferia di uno dei suoi liberti; quando era ammalato, dormiva nella casa di Mecenate. I suoi luoghi di villeggiatura preferiti furono le coste e le isole della Campania, o le città vicine a Roma, come Lanuvio, Preneste, Tivoli, dove spesso amministrò anche la giustizia sotto i portici del tempio di Ercole. Detestava le case di campagna troppo grandi e lussuose. Fece distruggere al suolo perfino la casa che sua nipote Giulia si era fatta costruire con splendore. Le sue invece, sebbene modeste, le fece abbellire non solo con statue e con quadri, ma anche con porticati e con boschetti, e anche con oggetti curiosi per antichità e rarità, come sono i resti enormi di bestie mostruose scoperti a Capri e chiamati ossa dei giganti e armi degli eroi.