Traduzione di Paragrafo 7, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Infanti cognomen Thurino inditum est, in memoriam maiorum originis, vel quod regione Thurina recens eo nato pater Octavius adversus fugitivos rem prospere gesserate. Thurinum cognominatum satis certa probatione tradiderim, nactus puerilem imagunculam eius aeream veterem, ferreis et paene iam exolescentibus litteris hoc nomine inscriptam, quae dono a me principi data inter cubiculi Lares colitur. Sed et a M. Antonio in epistolis per contumeliam saepe Thurinus appellatur, et ipse nihil amplius quam mirari se rescribit, pro obprobio sibi prius nomen obici. Postea Gai Caesaris et deinde Augusti cognomen assumpsit, alterum testamento maioris avunculi, alterum Munati Planci sententia, cum, quibusdam censentibus Romulum appellari oportere quasi et ipsum conditorem urbis, praevaluisset, ut Augustus potius vocaretur, non tantum novo sed etiam ampliore cognomine, quod loca quoque religiosa et in quibus augurato quid consecratur augusta dicantur, ab auctu vel abu avium gestu gustuve, sicut etiam Ennius docet scribens: Augusto augurio postquam inclita condita Roma est.

Traduzione all'italiano


Quando era ancora fanciullo gli fu dato il soprannome di Turino, sia in ricordo dell'origine dei suoi antenati, sia perché proprio nella regione di Turi, poco dopo la sua nascita, suo padre Ottavio aveva combattuto vittoriosamente contro schiavi fuggitivi. Per dimostrare che veramente fu soprannominato Turino potrebbe bastarmi segnalare la scoperta che ho fatto di un'antica statuetta di bronzo, che lo rappresenta ancora fanciullo, sulla quale è inciso in lettere di ferro, quasi cancellate dal tempo, questo soprannome: ho fatto dono della statuetta all'imperatore che la conserva nella sua camera da letto e la onora tra gli dei Lari. Ma anche M. Antonio, nelle sue lettere, lo chiama spesso, con disprezzo. "Turino" e Ottavio si limita a rispondergli di meravigliarsi che gli si getti in faccia come un insulto il suo primo appellativo. Più tardi egli prese il nome di Gaio Cesare e quindi il soprannome di Augusto: il primo in virtù del testamento del suo prozio, il secondo su mozione di Munazio Planco. Alcuni volevano addirittura, come se fosse anche lui fondatore della città, che lo si chiamasse Romolo, ma alla fine prevalse il soprannome di Augusto, sia per la sua novità, sia per la sua grandiosità. Il termine, derivato tanto da "auctus" quanto da "avium gestus" o "gustus" si applica ugualmente ai luoghi santificati dalla tradizione religiosa nei quali si faceva una qualsiasi consacrazione, dopo aver preso gli auspici, come dicono anche i versi di Ennio: "Dopo che l'illustre Roma fu fondata sotto augusti auspici."