Traduzione di Paragrafo 58, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Patris patriae cognomen universi repentino maximoque consensu detulerunt ei: prima plebs legatione Antium missa; dein, quia non recipiebat, ineunti Romae spectacula frequens et laureata; mox in curia senatus, neque decreto nequc adclamatione, sed per Valerium Messalam. Is mandantibus cunctis: "Quod bonum," inquit, "faustumque sit tibi domuique tuae, Caesar Auguste! Sic enim nos perpetuam felicitatem rei p. Et laeta huic precari existimamus: senatus te consentiens cum populo R. Consalutat patriae patrem." Cui lacrimans respondit Augustus his verbis - ipsa enim, sicut Messalae, posui -: " Compos factus votorum meorum, p. C., quid habeo aliud deos immortales precari, quam ut hunc consensum vestrum ad ultimum finem vitae mihi perferre liceat?"

Traduzione all'italiano


Tutti, per un improvviso e perfetto accordo, gli attribuirono il titolo di "padre della patria": dapprima fu la plebe che glielo tributò, inviandogli una delegazione ad Anzio, poi, poiché lo rifiutava, tornò alla carica una folla considerevole, coronata di lauro, mentre entrava allo spettacolo in Roma; infine fu la volta del Senato in curia, non sotto forma di decreto o di acclamazione, ma per bocca di Valerio Messala che, a nome di tutti, gli disse: "Le mie parole siano un presagio di bene e di felicità per te e per la tua famiglia, Cesare Augusto! Così noi crediamo di invocare eterna prosperità e gioia perenne per lo Stato: il Senato, con il consenso del popolo romano, ti saluta "padre della patria"". A lui Augusto, con le lacrime agli occhi, così rispose ( le riporto testualmente, come già per Messala ) : "Avendo ottenuto la realizzazione dei miei voti, padri coscritti, che cosa altro posso chiedere agli dei immortali se non che mi sia consentito di vedere questo vostro accordo conservarsi fino all'ultimo giorno della mia vita?".