Traduzione di Paragrafo 57, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Pro quibus meritis quanto opere dilectus sit, facile est aestimare. Omitto senatus consulta, quia possunt videri vel necessitate expressa vel verecundia. Equites R. Natalem eius sponte atque consensu biduo semper celebrarunt. Omnes ordines in lacum Curti quotannis ex voto pro salute eius stipem iaciebant, item Kal. Ian. Strenam in Capitolio etiam absenti, ex qua summa pretiosissima deorum simulacra mercatus vivatim dedicabat, ut Apollinem Sandaliarium et Iovem Tragoedum aliaque. In restitutionem Palatinae domus incendio absumptae veterani, decuriae, tribus atque etiam singillatim e cetero genere hominum libentes ac pro facultate quisque pecunias contulerunt, delibante tantum modo eo summarurn acervos neque ex quoquam plus denario auferente. Revertentem ex provincia non solum faustis ominibus, sed et modulatis carminibus prosequebantur. Observatum etiam est, ne quotiens introiret urbem, supplicium de quoquam sumeretur.

Traduzione all'italiano


È facile dedurre quanto fosse amato per meriti di questo genere. Tralascio di prendere in considerazione i decreti del Senato, perché può sembrare che siano stati emessi per necessità o per deferenza. Ma i cavalieri romani, spontaneamente e di comune accordo, celebrarono sempre, per due giorni consecutivi, la data della sua nascita. Tutti gli ordini sociali gettavano ogni anno piccole monete nel lago di Curzio, in conseguenza di un voto formulato per la sua salvezza; del pari, per le calende di gennaio, essi portavano strenne in Campidoglio, anche quando lui era assente; con questo denaro Augusto comperò preziosissime statue di dei, che consacrava poi nei vari quartieri: così quella di Apollo Sandaliario, quella di Giove Tragedo e altre ancora. Quando si trattò di ricostruire la sua casa del Palatino, distrutta da un incendio, i veterani, le decurie, le tribù e perfino uomini di tutte le classi, a titolo individuale, gli portarono volontariamente somme di denaro, proporzionate alle risorse di ciascuno, egli però si limitò a sfiorare i vari mucchi di soldi e prese da ciascuno non più di un denaro. Quando ritornava dai suoi viaggi in provincia, la folla lo scortava non solo con acclamazioni augurali, ma anche con canti armoniosi. Si prese anche l'abitudine di non far eseguire nessuna sentenza ogni volta che rientrava in Roma.