Traduzione di Paragrafo 4, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Decedens Macedonia, prius quam profiteri se candidatum consulatus posset, mortem obiit repentinam, superstitibus liberis Octavia maiore, quam ex Ancharia, et Octavia minore item Augusto, quos ex Atia tulerat. Atia M. Atio Balbo et Iulia, sorore C. Caesaris, genita est. Balbus, paterna stirpe Aricinus, multis in familia senatoriis imaginibus, a matre Magnum Pompeium artissimo contingebat gradu functusque honore praeturae inter vigintiviros agrum Campanum plebi Iulia lege divisit. Verum idem Antonius, despiciens etiam maternam Augusti originem, proavum eius Afri generis fuisse et modo unguentariam tabernam modo pistrinum Ariciae exercuisse obicit. Cassius quidem Parmensis quadam epistola non tantum ut pistoris, sed etiam ut nummulair nepotem sic taxat Augustum: Materna tibi farinast ex crudissimo Ariciae pistrino: hanc finxit manibus collybo decoloratis Nerulonensis mensarius.

Traduzione all'italiano


Al ritorno dalla Macedonia morì improvvisamente, prima ancora di poter porre la sua candidatura al consolato; i figli superstiti erano Ottavia maggiore, che aveva avuto da Ancaria, Ottavia minore e Augusto, che gli erano nati da Atia. Costei era figlia di M. Atio Balba e di Giulia, sorella di Cesare. Balbo, i cui avi paterni erano originari di Ariccia e la cui famiglia vantava numerosi senatori, aveva, per via di madre, stretti legami di parentela con Pompeo Magno. Dopo aver esercitato la pretura, fece parte della commissione di venti magistrati che divisero tra i plebei il territorio di Capua, in forza della legge Giulia. Ecco perché Antonio, estendendo il suo disprezzo anche agli ascendenti materni di Augusto, gli rinfacciava che il suo proavo era di origine africana e aveva esercitato ora il mestiere di profumiere, ora quello di fornaio. Anche Cassio parmense, in una sua lettera, rimproverava ad Augusto di essere nipote non solo di un fornaio, ma anche di un cambiavalute con queste parole: "La tua farina materna proviene dal più grosso mulino di Ariccia ed è stato un cambiavalute di Nerulo a impastarla con le sue mani sporche del denaro che cambiava."