Traduzione di Paragrafo 33, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Ipse ius dixit assidue et in noctem nonnumquam, si parum corpore valeret lectica pro tribunali collocata, vel etiam domi cubans. Dixit autem ius non diligentia modo summa sed et lenitate, siquidem manifesti parricidii reum, ne culleo insueretur, quod non nisi confessi adficiuntur hac poena, ita fertur interrogasse: "Certe patrem tuum non occidisti ?" Et cum de falso testamento ageretur omnesque signatores lege Cornelia tenerentur, non tantum duas tabellas, damnatoriam et absolutoriam, simul cognoscentibus dedit, sed tertiam quoque, qua ignosceretur iis, quos fraude ad signandum vel errore inductos constitisset. Appellationes quotannis urbanorum quidem litigatorum praetori delegabat urbano, at provincialium consularibus viris, quos singulos cuiusque provinciae negotiis praeposuisset.

Traduzione all'italiano


Per quanto lo riguardava, rese giustizia con assiduità e talvolta anche di notte, e se si sentiva poco bene faceva portare la sua lettiga davanti al tribunale oppure riceveva in casa stando sdraiato sul suo letto. Pronunciò sentenze non solo con il massimo scrupolo, ma anche con estrema indulgenza. Così, giudicando un uomo accusato di parricidio e volendo evitare che venisse chiuso in un sacco, pena riservata ai colpevoli di questo crimine, si dice che l'interrogasse in questi termini: "Certamente non hai ucciso tuo padre?" In una questione di falso testamento, benché tutti i firmatari fossero punibili ai sensi della legge Cornelia, egli fece consegnare ai giudici che con lui istruivano la causa, non soltanto due tavolette, una per la condanna e l'altra per l'assoluzione, ma anche una terza per segnarvi i nomi di coloro che volevano assolvere in quanto chiaramente vittime di un inganno o di un errore. I processi di appello in città li affidava ogni anno ad un pretore urbano, quelli di provincia invece ad anziani consoli che egli aveva preposto al regolamento degli affari.