Traduzione di Paragrafo 21, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Domuit autem partim ductu partim auspiciis suis Cantabriam, Aquitaniam, Pannoniam, Delmatiam cum Illyrico omni, item Raetiam et Vindelicos ac Salassos, gentes Inalpinas. Coercuit et Dacorum incursiones, tribus eorum ducibus cum magna copia caesis, Germanosque ultra Albim fluvium summovit, ex quibus Suebos et Sigambros dedentis se traduxit in Galliam atque in proximis Rheno agris conlocavit. Alias item nationes male quietas ad obsequium redegit. Nec ulli genti sine iustis et necessariis causis bellum intulit, tantumque afuit a cupiditate quoquo modo imperium vel bellicam gloriam augendi, ut quorundam barbarorum principes in aede Martis Ultoris iurare coegerit mansuros se in fide ac pace quam peterent, a quibusdam vero novum genus obsidum, feminas, exigere temptaverit, quod neglegere marum pignora sentiebat; et tamen potestatem semper omnibus fecit, quotiens vellent, obsides recipiendi. Neque aut crebrius aut perfidiosius rebellantis graviore umquam ultus est poena, quam ut captivos sub lege venundaret, ne in vicina regione servirent neve intra tricensimum annum liberarentur. Qua virtutis moderationisque fama Indos etiam ac Scythas, auditu modo cognitos, pellexit ad amicitiam suam populique Romani ultro per legatos petendam. Parthi quoque et Armeniam vindicanti facile cesserunt et signa militaria, quae M. Crasso et M. Antonio ademerant, reposcenti reddiderunt obsidesque insuper optulerunt, denique, pluribus quondam de regno concertantibus, nonnisi ab ipso electum probaverunt.

Traduzione all'italiano


Sottomise, vuoi personalmente, vuoi con imprese fortunate, la Cantabria, l'Aquitania, la Pannonia, la Dalmazia, con tutto l'Illirico, e inoltre la Retia, i paesi dei Vindelici e dei Salassi, popolazioni delle Alpi. Pose fine alle incursioni dei Daci, uccidendo tre loro capi, insieme con un gran numero di soldati. Respinse i Germani al di là dell'Elba, ad eccezione degli Svevi e dei Sigambri che fecero atto di sottomissione e, trasportati in Gallia, furono sistemati sui territori vicini al Reno. Ridusse all'obbedienza anche altri popoli poco tranquilli. Per altro non fece mai guerra a nessuna nazione senza un motivo legittimo e senza necessità e fu tanto alieno dalla brama di ingrandire l'Impero con qualsiasi pretesto e di accrescere la sua gloria militare che costrinse alcuni capi barbari a giurare nel tempio di Marte Vincitore che sarebbero rimasti fedeli alla pace che avevano chiesto. Da alcuni poi pretese un nuovo genere di ostaggi: si fece consegnare delle donne, perché si era accorto che essi non davano importanza ai maschi lasciati come pegno. Tuttavia lasciò sempre a tutti la possibilità di riprendersi gli ostaggi ogni volta che volessero. Quando poi essi ricominciavano le guerre con troppa frequenza, o senza curarsi della parola data, non spinse la sua rappresaglia oltre la vendita dei prigionieri, ordinando che fossero schiavi in un paese lontano e non venissero liberati prima di trent'anni. Così la fama della sua virtù e della sua moderazione spinse Indiani e Sciti, dei quali si conosceva soltanto il nome, ad inviare spontaneamente ambasciatori per chiedere la sua amicizia e quella del popolo romano. Perfino i Parti non solo gli cedettero senza difficoltà l'Armenia che egli rivendicava, ma, dietro sua richiesta, gli restituirono anche i trofei militari che avevano strappato a M. Crasso e M. Antonio e in più offrirono degli ostaggi. Infine, una volta che erano in molti a disputarsi il trono, riconobbero soltanto quelli che lui aveva scelto.