Traduzione di Paragrafo 19, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Tumultus posthac et rerum novarum initia coniurationesque complures, prius quam invalescerent indicio detectas, compressit alias alio tempore: Lepidi iuvenis, deinde Varronis Murenae et Fanni Caepionis, mox M. Egnati, exin Plauti Rufi Lucique Pauli progeneri sui, ac praeter has L. Audasi, falsarum tabularum rei ac neque aetate neque corpore integri, item Asini Epicadi ex gente Parthian ibridae, ad extremum Telephi, mulieris servi nomenculatoris. Nam ne ultimae quidem sortis hominum conspiratione et periculo caruit. Audasius atque Epicadus Iuliam filiam et Agrippam nepotem ex insulis, quibus continebantur, rapere ad exercitus, Telephus quasi debita sibi fato dominatione et ipsum et senatum adgredi destinarant. Quin etiam quandam iuxta cubiculum eius lixa quidam ex Illyrico exercitu, ianitoribus deceptis, noctu deprehensus est cultro venatorio cinctus, imposne mentis an simulata dementia, incertum; nihil enim exprimi quaestione potuit.

Traduzione all'italiano


In seguito e in epoche diverse, soffocò numerosissime sollevazioni, vari tentativi rivoluzionari e parecchie congiure, scoperte dalla sua polizia prima che assumessero importanza. Prima il complotto del giovane Lepido, poi quelli di Varrone Murena e di Fannio Cepione, più tardi quello di M. Egnazio, di Plauzio Rufo e di Lucio Paolo; il marito di sua nipote, poi ancora quello di L. Audasio, un falsario già vecchio e malato, quello di Asinio Epicado, un uomo di razza mista nelle cui vene scorreva sangue parteno, infine quello di Telefo, schiavo nomenclatore di una donna. D'altra parte non fu mai al sicuro dalle cospirazioni e dagli attacchi di uomini, anche della peggior specie. Audasio e Epicado avevano deciso di far evadere sua figlia Giulia e suo nipote Agrippa dalle isole, dove erano relegati e di condurli presso gli eserciti, Telefo, convinto che il fato gli avesse destinato la sovranità, aveva progettato di aggredire sia lui, sia il Senato. Ma non finisce qui: una volta un vivandiere dell'armata illirica, che aveva eluso la sorveglianza dei portieri, fu sorpreso di notte presso la sua camera da letto, con un pugnale da caccia alla cintura: non si sa bene se fosse pazzo o se fingesse di esserlo, perché non se ne cavò nulla neanche con la tortura.