Traduzione di Paragrafo 100, Libro 2 (Divus Augustus) di Svetonio

Versione originale in latino


Obiit in cubiculo eodem, quo pater Octavius, duobus Sextis, Pompeio et Appuleio, cons. XIIII. Kal. Septemb. Hora diei nona, septuagesimo et sexto aetatis anno, diebus V et XXX minus. Corpus decuriones municipiorum et coloniarum a Nola Bovillas usque deportarunt, noctibus propter anni tempus, cum interdiu in basilica cuiusque oppidi vel in aedium sacrarum maxima reponeretur A Bovillis equester ordo suscepit, urbique intulit atque in vestibulo domus conlocavit. Senatus et in funere ornando et in memoria honoranda eo studio certatim progressus est, ut inter alia complura censuerint quidam, funus triumphali porta ducendum, praecedente Victoria quae est in curia, canentibus neniam principum liberis utriusque sexus; alii, exsequiarum die ponendos anulos aureos ferreosque sumendos; nonnulli, ossa legenda per sacerdotes summorum collegiorum. Fuit et qui suaderet, appellationem mensis Augusti in Septembrem transferendam, quod hoc genitus Augustus, illo defunctus esset; alius, ut omne tempus a primo die natali ad exitum eius saeculum Augustum appellaretur et ita in fastos referretur. Verum adhibito honoribus modo, bifariam laudatus est: pro aede Divi Iuli a Tiberio et pro rostris veteribus a Druso Tiberi filio, ac senatorum umeris delatus in Campum crematusque. Nec defuit vir praetorius, qui se effigiem cremati euntem in caelum vidisse iuraret. Reliquias legerunt primores equestris ordinis, tunicati et discincti pedibusque nudis, ac Mausoleo condiderunt. Id opus inter Flaminiam viam ripamque Tiberis sexto suo consulatu exstruxerat circumiectasque silvas et ambulationes in usum populi iam tum publicarat.

Traduzione all'italiano


Morì nella stessa camera in cui si spense suo padre Ottavio, durante il consolato dei due Sesti, Pompeo e Appuleio, quattordici giorni prima delle calende di settembre, alla nona ora del giorno, all'età di settantasei anni meno trentacinque giorni. I decurioni dei municipi e delle colonie trasportarono il suo corpo da Nola a Boville durante la notte a causa del calore della stagione: di giorno lo si deponeva nella basilica di ciascuna città o nel suo più grande tempio. A Boville lo prese in consegna l'ordine dei cavalieri che lo portarono a Roma e lo sistemarono nel vestibolo della sua casa. I senatori, gareggiando in zelo per rendere grandiosi i suoi funerali e onorare la sua memoria, emisero un gran numero di mozioni diverse; tra l'altro arrivarono perfino a proporre alcuni che il corteo funebre passasse per la porta trionfale, preceduto dalla vittoria che si trova nella curia, mentre i figli e le figlie dei cittadini più in vista cantavano nenie; altri che il giorno delle esequie si doveva riporre gli anelli d'oro e prendere quelli di ferro, altri ancora che le ossa dove vano essere raccolte dai sacerdoti dei collegi superiori. Vi fu anche chi voleva che si desse al mese di settembre il nome di Augusto, attribuito al mese precedente, perché questo lo aveva visto nascere, l'altro invece morire. Un altro propose che tutto il periodo compreso tra il giorno della sua nascita e quello della sua morte fosse chiamato "secolo di Augusto" e collocato sotto questo nome nei fasti. Posto un freno a questi onori, ebbe ad ogni modo due orazioni: una tenuta da Tiberio davanti al tempio del divino Giulio, l'altra pronunciata da Druso, il figlio di Tiberio, dall'alto dei rostri antichi, dopodiché i senatori lo portarono a spalla fino al Campo di Marte dove fu cremato. Non mancò naturalmente il vecchio pretoriano che giurò di aver visto salire al cielo il fantasma di Augusto dopo la sua cremazione. I membri più importanti dell'ordine equestre, in tunica, senza cintura e a piedi nudi deposero i suoi resti nel Mausoleo: Augusto aveva fatto costruire questa tomba tra la via Flaminia e la riva del Tevere durante il suo sesto consolato e da quel tempo aveva aperto al pubblico i boschetti e le passeggiate da cui era circondata.