Traduzione di Paragrafo 6, Libro 12 (Domitianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Expeditiones partim sponte suscepit, partim necessario: sponte in Chattos, necessario unam in Sarmatas, legione cum legato simul caesa, in Dacos duas, primam Oppio Sabino consulari oppresso, secundam Cornelio Fusco, praefecto cohortium praetorianarum, cui belli summam commiserat. De Chattis Dacisque post varia proelia duplicem triumphum egit. De Sarmatis lauream modo Capitolino Iovi rettulit. Bellum civile motum a L. Antonio, superioris Germaniae praeside, confecit absens felicitate mira, cum ipsa dimicationis hora resolutus repente Rhenum transituras ad Antonium copias barbarorum inhibuisset. De qua victoria praesagiis prius quam nuntiis comperit, siquidem ipso quo dimicatum erat die statuam eius Romae insignis aquila circumplexa pinnis clangores laetissimos edidit; pauloque post accisum Antonium adeo vulgatum est, ut caput quoque adportatum eius vidisse se plerique contenderet.

Traduzione all'italiano


Intraprese molte spedizioni, sia di sua iniziativa, sia per necessità: di sua iniziativa contro i Catti, per necessità una contro i Sarmati che avevano massacrato una legione con il suo legato, e due contro i Daci, la prima, dopo la sconfitta dell'ex console Oppio Sabino, la seconda, dopo quelle di Cornelio Fusco, il prefetto delle coorti pretoriane, al quale aveva affidato la suprema direzione della guerra. Dopo battaglie, ora vittoriose, ora sfortunate, celebrò un duplice trionfo sui Catti e sui Daci, ma in occasione della sua vittoria sui Sarmati si limitò a portare una corona di lauro a Giove Capitolino. Un tentativo di guerra civile, promosso da L. Antonio, comandante della Germania superiore, fu soffocato senza necessità che si allontanasse da Roma, con una fortuna eccezionale, perché la piena del Reno, verificatasi nell'ora stessa della battaglia, arrestò le truppe germaniche che erano pronte a passare dalla parte di Antonio. Venne a conoscere questa vittoria da alcuni presagi, prima ancora di riceverne la notizia, perché il giorno stesso del combattimento un'aquila di grosse dimensioni aveva avvolto a Roma, con le sue ali, una statua dell'imperatore e aveva emesso grida piene di gioia. Subito dopo si sparse la notizia che Antonio era stato ucciso, tanto che molti pretendevano di aver visto riportare la sua testa.