Traduzione di Paragrafo 3, Libro 12 (Domitianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Inter initia principatus cotidie secretum sibi horarum sumere solebat, nec quicquam amplius quam muscas captare ac stilo praeacuto configere; ut cuidam interroganti, essetne quis intus cum Caesare, non absurde responsum sit a Vibio Crispo, ne muscam quidem. Deinde uxorem Domitiam, ex qua in secundo suo consulatus filium tulerat duxit, alteroque anno consalutavit Augustam; eandem, Paridis histrionis amore deperditam, repudiavit, intraque breve tempus impatiens discidii, quasi efflagitante populo, reduxit. Circa administrationem autem imperii aliquamdiu se varium praestitit, mixtura quoque aequabili vitiorum atque virtutum; donec virtutes quoque in vitia deflexit: quantum coniectare licet, super ingenii naturam inopia rapax, metu saevus.

Traduzione all'italiano


Nei primi tempi del suo principato aveva l'abitudine di isolarsi ogni giorno per qualche ora, unicamente allo scopo di prendere le mosche che trafiggeva con uno stilo pungentissimo e Vibio Crispo a chi gli chiedeva se c'era qualcuno con l'imperatore, rispose con molto spirito: "No, nemmeno una mosca." Più tardi sua moglie Domizia, da cui ebbe un figlio durante il suo secondo consolato, ricevette il titolo di Augusta nel secondo anno del suo principato. In seguito poiché essa si era follemente innamorata dell'istrione Paride, la ripudiò, ma poco tempo dopo, non potendo sopportare questa separazione, la riprese, come se il popolo avesse insistito. Per altro, nell'esercizio del potere si mostrò per parecchio tempo di umore molto variabile, mescolando in parti uguali vizi e virtù, fino al momento in cui le stesse virtù degenerarono in vizi: per quello che si può presumere, oltre a quella che era la sua naturale inclinazione, il bisogno lo rese rapace e la crudeltà feroce.