Traduzione di Paragrafo 14, Libro 12 (Domitianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Per haec terribilis cunctis et invisus, tandem oppressus est amicorum libertorumque intimorum conspiratione, simul et uxoris. Annum diemque ultimum vitae iam pridem suspectum habebat, horam etiam, nec non et genus mortis. Adulescentulo Chaldaei cuncta praedixerant; pater quoque super cenam quondam fungis abstinentem palam irriserat ut ignarum sortis suae, quod non ferrum potius timeret. Quare pavidus semper atque anxius, minimis etiam suspicionibus praeter modum commovebatur; ut edicti de excidendis vineis propositi gratiam faceret, non alia magis re compulsus creditur, quam quod sparsi libelli cum his versibus erant:
[list][i]Kan me phages epi rhizan, homos eti karpophoreso
Hosson epispeisai soi, trage, thyomenoi.[/i][/list]
Eadem formidine oblatum a senatum novum et excogitatum honorem, quamquam omnium talium appetentissimus, recusavit, quo decretum erat ut, quotiens gereret consulatum, equites R. Quibus sors obtigisset, trabeati et cum hastis militaribus praecederent eum inter lictores apparitoresque.
Tempore vero suspecti periculi appropinquante sollicitior in dies porticuum, in quibus spatiari consuerat, parietes phengite lapide distinxit, e cuius splendore per imagines quidquid a tergo fieret provideret. Nec nisi secreto atque solus plerasque custodias, receptis quidem in manum catenis, audiebat. Utque domesticis persuaderet, ne bono quidem exemplo audendam esse patroni necem, Epaphroditum a libellis capitali poena condemnavit, quod post destitutionem Nero in adipiscenda morte manu eius adiutus existimabatur.

Traduzione all'italiano


Divenuto per una simile condotta oggetto di terrore e di odio per tutti, fu alla fine vittima di una congiura tramata dai suoi amici e dai suoi liberti, i più intimi, ai quali si unì anche sua moglie. Egli sospettava da tempo non solo quali sarebbero stati l'anno e il giorno della sua fine, ma anche l'ora e il tipo di morte che lo aspettava. Quando era ancora adolescente i Caldei gli avevano predetto tutte queste circostanze; anche suo padre vedendo che un giorno, a tavola, si asteneva dai funghi, lo aveva apertamente preso in giro, dicendo che non conosceva il suo destino e doveva piuttosto guardarsi dal ferro. Per questo, sempre timoroso e pieno di inquietudine, si impressionava oltre misura anche per i minimi sospetti. Fece revocare il suo editto già pubblicato, sul taglio delle vigne, unicamente perché, a quanto dicono, si erano diffusi alcuni biglietti contenenti questi versi:
[list]"Anche se mi divori fino alla radice, porterò sempre frutti sufficienti
perché si facciano libagioni sulla tua testa, o capro, in occasione del tuo sacrificio."[/list]
Per la medesima paura rifiutò, nonostante la sua passione per tutte le immagini di questo genere, un onore nuovo, escogitato per lui, che il Senato gli aveva offerto, decretando che, tutte le volte che fosse console, venisse preceduto, tra i suoi littori e i suoi uscieri, da alcuni cavalieri romani, estratti a sorte, vestiti di un mantello bianco e armati di lance militari.
Divenendo sempre più agitato, a mano a mano che si avvicinava la data del pericolo temuto, fece rivestire i muri dei portici sotto cui aveva l'abitudine di passeggiare, con lastre di marmo, la cui superficie lucida doveva permettergli di vedere riflesso ciò che avveniva alle sue spalle. Inoltre ascoltava la maggior parte dei prigionieri solo in un luogo appartato e da solo, tenendo perfino le loro catene tra le sue mani. E per convincere il personale della sua casa che non si doveva uccidere il proprio padrone, nemmeno autorizzati da un esempio clamoroso, condannò a morte Apafrodito, suo maestro delle petizioni, perché si pensava che, di sua mano, aveva aiutato Nerone a darsi la morte quando fu abbandonato da tutti.