Traduzione di Paragrafo 11, Libro 12 (Domitianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Erat autem non solum magnae, sed etiam callidae inopinataeque saevitiae. Auctorem summarum pridie quam cruci figeret in cubiculum vocavit, assidere in toro iuxta coegit, securum hilaremque dimisit, partibus etiam de cena dignatus est. Arrecinum Clementem consularem, unum e familiaribus et emissariis suis, capitis condemnaturus, in eadem vel etiam maiore gratia habuit, quoad novissime simul gestanti, conspecto delatore eius, "Vis, inquit, nequissimum servum cras audiamus?"
Et quo contemptius abuteretur patentia hominum, numquam tristiorem sententiam sine praefatione clementiae pronuntiavit, ut non aliud iam certius atrocis exitus signum esset quam principii lenitas. Quosdam maiestatis reos in curiam induxerat, et cum praedixisset, experturum se illa die quam carus senatui esset, facile perfecerat ut etiam more maiorum puniendi condemnarentur; deinde atrocitate poenae conterritus, ad leniendam invidiam, intercessit his verbis (neque enim ab re fuit ipsa cognoscere): "Permittite, patres conscripti, a pietate vestra impetrari, quod scio me difficulter impetraturum, ut damnatis liberum mortis arbitrium indulgentis; nam et parcetis oculis vestris et intellegent me omnes senatui interfuisse."

Traduzione all'italiano


Era di una crudeltà non solo grande, ma anche astuta e imprevista. Il giorno prima di far crocifiggere il suo tesoriere, lo convocò nella sua camera, lo costrinse a sedersi sul suo letto, accanto a lui, lo congedò tutto rassicurato e felice e gli fece anche l'onore di inviargli una parte della sua cena. L'ex console Arrecino Clemente, uno dei suoi più intimi amici e dei suoi emissari, la cui condanna a morte era già stata decisa, vide il suo favore intatto, anzi accrescersi fino al giorno in cui Domiziano, passeggiando con lui in lettiga, gli disse, scorgendo il suo delatore: "Vuoi che domani ascoltiamo questo perfido schiavo?"
E per abusare più insolentemente della pazienza di tutti, non pronunciò mai una sentenza funesta, senza farla precedere da parole clementi, al punto che un avvio di discorso pieno di dolcezza era divenuto il segno più sicuro di una conclusione atroce. Una volta aveva fatto introdurre nella curia alcune persone accusate di lesa maestà e poiché aveva esordito dicendo che "quel giorno avrebbe dimostrato quanto fosse caro al Senato" ottenne con facilità che fossero condannate ad essere punite secondo l'uso antico; più tardi, spaventato dall'atrocità della pena e temendo di rendersi troppo odioso intervenne con queste parole (e non è fuori posto conoscerle testualmente): "Padri coscritti, lasciatemi ottenere dalla vostra misericordia - e so che mi sarà difficile ottenerlo - che questi condannati scelgano il loro supplizio; così voi risparmierete ai vostri occhi un triste spettacolo e tutti sapranno che io ho preso parte a questa seduta."