Traduzione di Paragrafo 10, Libro 12 (Domitianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Sed neque in clementiae neque in abstinentiae tenore permansit, et tamen aliquanto celerius ad saevitiam descivit quam ad cupiditatem. Discipulum Paridis pantomimi impuberem adhuc et cum maxime aegrum, quod arte formaque non absimilis magistro videbatur, occidit; item Hermogenem Tarsensem propter quasdam in historia figuras, librariis etiam, qui eam descripserat, cruci fixis. Patrem familias, quod Thraecem myrmilloni parem, munerario imparem dixerat, detractum e spectaculis in harenam, canibus obiecit, cum hoc titulo: Impie locutus parmularius.
Complures senatores, in iis aliquot consulares, interemit; ex quibus Civicam Cerealem in ipso Asiae proconsulatu, Salvidienum Orfitum, Acilium Glabrionem in exilio, quasi molitores rerum novarum; ceteros levissima quemque de causa; Aelium Lamiam ob suspiciosos quidem, verum et veteres et innoxios iocos, quod post abductam uxorem laudanti vocem suam "eutacto" dixerat, quodque Tito hortanti se de alterum matrimonium responderat: Me kai sy gamesai theleis; Salvium Cocceianum, quod Othonis imperatoris patrui sui diem natalem celebraverat; Mettium Pompusianum, quod habere imperatoriam genesim vulgo ferebatur, et quod depictum orbem terrae in membrana contionesque regum ac ducum ex Tito Livio circumferret, quodque servis nomina Magonis et Hannibalis indidisset; Sallustium Lucullum Britanniae legatum, quod lanceas novae formae appellari Luculleas passus esset; Iunium Rusticum, quod Paeti Thraseae et Helvidii Prisci laudes edidisset appellassetque eos sanctissimos viros; cuius criminis occasione philosophos omnis urbe Italiaque summovit. Occidit et Helvidium filium, quasi scaenico exodio sub persona Paridis et Oenones divortium suum cum uxore taxasset; Flavium Sabinum alterum e patruelibus, quod eum comitiorum consularium die destinatum perperam praeco non consulem ad populum, sed imperatorem pronuntiasset. Verum aliquando post civilis belli victoriam saevior, plerosque paris adversae, dum etiam latentes conscios investigat, novo questionis genere distortis, immisso per obscaena igne; nonnullis et manus amputavit. Satisque constat, duos dolos e notioribus venia donatos, tribunum laticlavium et centurionem, qui se, quo facilius expertes culpae ostenderet, impudicos probaverant et ob id neque apud ducem neque apud milites ullius momenti esse potuisse.

Traduzione all'italiano


Purtroppo non perseverò né nella clemenza né nel disinteresse; tuttavia passò molto più rapidamente alla crudeltà che alla cupidigia. Fece morire un allievo del Pantomimo Paride, benché fosse ancora fanciullo, e precisamente mentre era ammalato, perché con la sua arte e con la sua figura gli ricordava troppo il suo maestro. Uccise anche Ermogene di Tarso a causa di alcune allusioni contenute nella sua storia e fece perfino crocifiggere i librai che l'avevano copiata. Durante uno spettacolo, poiché un padre di famiglia aveva dichiarato che un trace valeva quanto un mirmillone, ma meno dell'organizzatore dei giochi, lo fece togliere dal suo posto e gettare ai cani nell'arena con questa scritta "Partigiano dei gladiatori traci che ha parlato in modo empio".
Fece morire molti senatori, di cui un buon numero erano ex consoli: tra questi Civica Cereale, mentre esercitava il proconsolato in Asia, Salvidieno Orfito, Acilio Glabrione, in quel momento in esilio, con il pretesto che essi fomentavano una rivoluzione, e gli altri con i più diversi e futili motivi. Alio Lamia fu messo a morte per battute di spirito, senza dubbio sospette, ma vecchie e inoffensive: aveva risposto ad uno che si complimentava per la sua voce, dopo che Domiziano gli aveva portato via la moglie: "Pratico la continenza," e a Tito che lo esortava a contrarre un secondo matrimonio, aveva replicato: "Non vorrai sposarti anche tu?" Salvio Cocceiano fu eliminato perché aveva festeggiato l'anniversario della nascita di suo zio, l'imperatore Otone; Mettio Pompusiano perché si diceva tra il pubblico che aveva un oroscopo che gli annunciava l'Impero, faceva circolare una carta geografica disegnata su membrana, come pure i discorsi dei re e dei generali ripresi da Tito Livio e perché aveva dato a due dei suoi schiavi i nomi di Magone e di Annibale; Sallustio Lucullo, legato in Britannia, fu soppresso perché aveva tollerato che venissero chiamate luculliane alcune lance di nuova forma; Giunio Rustico per aver pubblicato un panegirico di Peto Tarsea e di Elvidio Prisco, chiamandoli i più nobili degli uomini; Domiziano approfittò per altro di questa accusa per bandire da Roma e dall'Italia tutti i filosofi. Fece morire anche Elvidio figlio, con il pretesto che in un epilogo comico aveva criticato, sotto il nome di Paride e di Enone, il suo divorzio da Domizia; eliminò Flavio Sabino, uno dei suoi due cugini, perché il giorno delle elezioni in cui fu designato console il banditore incespicò nel titolo presentandolo al popolo non come console, ma come imperatore. Ma fu molto più feroce dopo la vittoria nella guerra civile per scoprire i complici di Antonio, anche i più nascosti. Fece applicare alla maggior parte dei membri della parte avversa un nuovo genere di tortura che consisteva nel bruciare gli organi genitali, a qualcuno di loro fece anche tagliare le mani. È accertato che due soli dei più in vista ottennero la grazia: erano un tribuno insignito del laticlavio e un centurione che, per meglio dimostrare la loro innocenza, avevano fornito la prova di essere di costumi infami e di conseguenza non avevano potuto trovare nessun credito né presso il generale, né presso i soldati.