Traduzione di Paragrafo 6, Libro 11 (Titus) di Svetonio

Versione originale in latino


Neque ex eo destitit participem atque etiam tutorem imperii agere.
Triumphavit cum patre censuramque gessit una, eidem collega et in tribunicia potestate et in septem consulatibus fuit; receptaque ad se prope omnium officiorum cura (cum patris nomine et epistolas ipse dictares et edicta conscriberet orationesque in senatu recitaret etiam quaestoris vice) praefecturam quoque praetorii suscepit numquam ad id tempus nisi ab eq. R. Administratam, egitque aliquando incivilius et violentius. Siquidem suspectissimum quemque sibi, summissis qui per theatra et castra quasi consensu ad poenam deposceret, haud cunctanter oppressit. In his Aulum Caecinam consularem, vocatum ad cenam ac vixdum triclinio egressum, confodi iussit; sane urgente discrimine, cum etiam chirographus eius praeparatae apud milites contioni deprehendisset. Quibus rebus sicut in posterum securitati satis cavit, ita ad praesens plurimum contraxit invidiae, ut non temere quis tam adverso rumore magisque invitis omnibus transierit ad principatum.

Traduzione all'italiano


E da quel momento non cessò di essere l'aiuto e il sostegno dell'imperatore.
Riportò il trionfo insieme con suo padre, con lui assolse le funzioni di censore, gli fu collega nell'esercizio del potere tribunizio e in sette consolati; ricevette quasi tutti gli incarichi di governo, dettando di persona le lettere in nome del padre, stendendo i suoi editti, leggendo perfino i suoi discorsi al Senato nel luogo e al posto del questore e per di più si assunse il compito della prefettura del pretorio che fino a quel momento era stata affidata soltanto a cavalieri romani; in questa funzione ebbe una condotta eccessivamente dispotica e brutale, giacché, non appena uno gli era sospetto, assoldava individui che, nei teatri e all'accampamento, reclamassero il suo supplizio, come se parlassero a nome di tutti, e lo faceva giustiziare senza nessuno scrupolo. È il caso di Aulo Cecina, un ex console che, invitato a cena, fu ucciso, per suo ordine, proprio mentre usciva dalla sala da pranzo; d'altra parte il pericolo era pressante, giacché Tito aveva potuto prendere visione del testo manoscritto del discorso che Cecina doveva fare ai soldati. Questo modo di comportarsi, se gli garantì un'assoluta sicurezza per l'avvenire, gli attirò sul momento molto odio, al punto che forse nessuno divenne imperatore con una così cattiva reputazione e contro la volontà più decisa di tutti.