Traduzione di Paragrafo 10, Libro 11 (Titus) di Svetonio

Versione originale in latino


Inter haec morte praeventus est, maiore hominum damno quam suo. Spectaculis absolutis, in quorum fine populo coram ubertim fleverat, Sabinos petiit aliquanto tristior, quod sacrificanti hostia aufugerat quodque tempestate serena tonuerat. Deinde ad primam statim mansionem febrim nactus, cum inde lectica transferretur, suspexisse dicitur dimotis plagulis caelum, multumque conquestus eripi sibi vitam immerenti; neque enim exstare ullum suum factum paenitendum, excepto dum taxat uno. Id quale fuerit, neque ipse tunc prodidit neque cuiquam facile succurrat. Quidam opinantur consuetudinem recordatum, quam cum fratris uxore habuerit; sed nullam habuisse, persancte Domitia iurabat: haud negatura, si qua omnino fuisset, immo etiam gloriatura, quod illi promptissimum erat in omnibus probris.

Traduzione all'italiano


Tra queste occupazioni giunse alla morte, che fu una disgrazia più per gli uomini che per lui. Dopo la chiusura di uno spettacolo, al termine del quale aveva pianto molto in presenza del popolo, egli partì per il paese dei Sabini ancora più triste perché la vittima, proprio mentre stava per sacrificarla, era scappata e si era sentito un tuono a ciel sereno. Più tardi fu preso dalla febbre dopo la prima tappa e, mentre proseguiva il suo viaggio in lettiga, si dice che, mosse le tendine, abbia sollevato gli occhi al cielo e si sia lamentato con amarezza "perché la vita gli veniva tolta nonostante la sua innocenza, dal momento che nessuno dei suoi atti gli lasciava rimorsi, ad eccezione di uno solo". Quale fosse questo atto egli non lo rivelò e nessuno potrebbe facilmente scoprirlo. Alcuni pensano che alludesse alle relazioni intrattenute con la moglie di suo fratello, ma Domizia giurava solennemente di non aver avuto alcun legame con lui; ora, se fra loro ci fosse stata la benché minima cosa, anziché negarla, essa se ne sarebbe perfino vantata, come era pronta a fare per tutte le sue sregolatezze.