Traduzione di Paragrafo 9, Libro 10 (Divus Vespasianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Fecit et nova opera templum Pacis foro proximum, Divique Claudii in Caelio monte coeptum quidem ab Agrippina, sed a Nerone prope funditus destructum; item amphitheatrum urbe media, ut destinasse compererat Augustum.
Amplissimos ordines et exhaustos caede varia et contaminatos veteri neglegentia, purgavit supplevitque recenso senatu et equite, summotis indignissimis et honestissimo quoque Italicorum ac provincialium allecto. Atque uti notum esset, utrumque ordinem non tam libertate inter se quam dignitate differre, de iurgio quodam senatoris equitisque R. Ita pronuntiavit, non oportere maledici senatoribus, remaledici civile fasque esse.

Traduzione all'italiano


Costruì anche nuovi monumenti: un tempio della Pace, molto vicino al foro, un altro sul monte Celio, consacrato al divino Claudio, già iniziato da Agrippina, ma quasi completamente demolito da Nerone, e pure un anfiteatro nel centro della città, come sapeva che Augusto lo aveva progettato.
I grandi ordini dello Stato erano sfiniti dalle continue esecuzioni e contaminati da una lunga trascuratezza: allo scopo di purificarli e completarli, procedette ad un nuovo censimento del Senato e dell'ordine equestre, ne escluse i membri più indegni e vi fece entrare tutte le persone più onorevoli dell'Italia e delle province. E per fare ben conoscere che questi due ordini si distinguevano l'uno dall'altro non tanto per i diritti, quanto per il rango, troncò in questi termini il disaccordo di un senatore e di un cavaliere romano: "Non è lecito ingiuriare i senatori, ma ogni cittadino ha il diritto di rispondere ad un'ingiuria."