Traduzione di Paragrafo 22, Libro 10 (Divus Vespasianus) di Svetonio

Versione originale in latino


Et super cenam autem et semper alias comissimus, multa ioco transigebat; erat enim dicacitatis plurimae, etsi scurrilis et sordidae, ut ne praetextatis quidem verbis abstineret. Et tamen nonnulla eius facetissima exstant, in quibus et haec. Mestrium Florum consularem, admonitus ab eo plaustra potius quam plostra dicenda, postero die Flaurum salutavit. Expugnatus autem a quadam, quasi amore suo deperiret, cum perductae pro concubitu sestertia quadringenta donasset, admonente dispensatore, quem ad modum summam rationibus vellet inferri, "Vespasiano," inquit, "adamato".

Traduzione all'italiano


Del resto, sempre pieno di bonomia, sia a tavola, sia in qualsiasi altro luogo, regolava spesso gli affari con una parola scherzosa, giacché era molto spiritoso, sebbene un po' scurrile e triviale, al punto da non astenersi neanche dalle oscenità. Tuttavia ci sono pervenute alcune sue battute spiritosissime come queste. L'ex console Mestrio Floro gli aveva fatto osservare che si doveva pronunciare "plaustra", non "plostra", e il giorno dopo Vespasiano lo salutò con il nome di "Flauro". Avendo ceduto alle insistenze di una donna che si diceva follemente invaghita di lui, le diede per ricompensa dei suoi favori, quattrocentomila sesterzi e quando il suo intendente gli chiese come voleva vedere giustificata questa spesa sui suoi conti, gli rispose di scrivere: "Per l'amore ispirato da Vespasiano."