Traduzione di Paragrafo 83, Libro 1 (Divus Iulius) di Svetonio

Versione originale in latino


Postulante ergo Lucio Pisone socero testamentum eius aperitur recitaturque in Antoni domo, quod Idibus Septembribus proximis in Lavicano suo fecerat demandaveratque virgini Vestali maximae. Quintus Tubero tradit heredem ab eo scribi solitum ex consulatu ipsius primo usque ad initium civilis belli Cn. Pompeium, idque militibus pro contione recitatum. Sed novissimo testamento tres instituit heredes sororum nepotes, Gaium Octavium ex dodrante, et Lucium Pinarium et Quintum Pedium ex quadrante reliquo[s]; in ima cera Gaium Octavium etiam in familiam nomenque adoptavit; plerosque percussorum in tutoribus fili, si qui sibi nasceretur, nominavit, Decimum Brutum etiam in secundis heredibus. Populo hortos circa Tiberim publice et viritim trecenos sestertios legavit.

Traduzione all'italiano


Su richiesta del suocero Lucio Pisone, fu aperto il suo testamento che venne letto nella casa di Antonio. Cesare lo aveva redatto alle ultime idi di settembre, nella sua proprietà di Lavico e lo aveva poi affidato alla Grande Vergine Vestale. Quinto Tuberone riferisce che egli non aveva mai cessato, dal suo primo consolato fino all'inizio della guerra civile, di designare come suo erede Cn. Pompeo e che davanti all'assemblea dei soldati aveva letto un testamento concepito in tal senso. In questo ultimo documento, però, nominò suoi eredi i tre nipoti delle sue sorelle, Gaio Ottavio per i tre quarti, Lucio Pinario e Quinto Pedio per il quarto rimanente; come codicillo dichiarava di adottare Gaio Ottavio, dandogli il proprio nome; molti dei suoi assassini erano designati come tutori dei figli che potevano nascere da lui, mentre Decimo Bruto era presente fra gli eredi di seconda linea. Assegnò al popolo, collettivamente, i suoi giardini in prossimità del Tevere e trecento sesterzi a testa.