Traduzione di Paragrafo 39, Libro 4 di Seneca

Versione originale in latino


Seneca Lucilio suo salutem
Commentarios quos desideras, diligenter ordinatos et in angustum coactos, ego vero componam; sed vide ne plus profutura sit ratio ordinaria quam haec quae nunc vulgo breviarium dicitur, olim cum latine loqueremur summarium vocabatur. Illa res discenti magis necessaria est, haec scienti; illa enim docet, haec admonet. Sed utriusque rei tibi copiam faciam. Tu a me non est quod illum aut illum exigas: qui notorem dat ignotus est. Scribam ergo quod vis, sed meo more; interim multos habes quorum scripta nescio an satis ordinentur. Sume in manus indicem philosophorum: haec ipsa res expergisci te coget, si videris quam multi tibi laboraverint. Concupisces et ipse ex illis unus esse; habet enim hoc optimum in se generosus animus, quod concitatur ad honesta. Neminem excelsi ingenii virum humilia delectant et sordida: magnarum rerum species ad se vocat et extollit. Quemadmodum flamma surgit in rectum, iacere ac deprimi non potest, non magis quam quiescere, ita noster animus in motu est, eo mobilior et actuosior quo vehementior fuerit. Sed felix qui ad meliora hunc impetum dedit: ponet se extra ius dicionemque fortunae; secunda temperabit, adversa comminuet et aliis admiranda despiciet. Magni animi est magna contemnere ac mediocria malle quam nimia; illa enim utilia vitaliaque sunt, at haec eo quod superfluunt nocent. Sic segetem nimia sternit ubertas, sic rami onere franguntur, sic ad maturitatem non pervenit nimia fecunditas. Idem animis quoque evenit quos immoderata felicitas rumpit, qua non tantum in aliorum iniuriam sed etiam in suam utuntur. Qui hostis in quemquam tam contumeliosus fuit quam in quosdam voluptates suae sunt? Quorum impotentiae atque insanae libidini ob hoc unum possis ignoscere, quod quae fecere patiuntur. Nec immerito hic illos furor vexat; necesse est enim in immensum exeat cupiditas quae naturalem modum transilit. Ille enim habet suum finem, inania et ex libidine orta sine termino sunt. Necessaria metitur utilitas: supervacua quo redigis? Voluptatibus itaque se mergunt quibus in consuetudinem adductis carere non possunt, et ob hoc miserrimi sunt, quod eo pervenerunt ut illis quae supervacua fuerant facta sint necessaria. Serviunt itaque voluptatibus, non fruuntur, et mala sua, quod malorum ultimum est, et amant; tunc autem est consummata infelicitas, ubi turpia non solum delectant sed etiam placent, et desinit esse remedio locus ubi quae fuerant vitia mores sunt. Vale.

Traduzione all'italiano


Seneca saluta il suo Lucilio
Ti preparerò senz'altro gli appunti che mi chiedi, ordinati con cura e brevi; bada, però, che il sistema abituale non sia più utile di questo che ora comunemente si chiama breviarium e che un tempo, quando parlavamo un buon latino, si chiamava summarium. Il primo metodo serve di più a chi impara, il secondo a chi già sa; l'uno insegna, l'altro richiama alla memoria. Ma di entrambi te ne farò avere in abbondanza. Tu non devi chiedermi questo o quell'autore: solo chi è sconosciuto presenta un garante. Ti scriverò ciò che vuoi, ma a modo mio; intanto hai a disposizione molti scrittori; non so, però se le loro opere sono abbastanza ordinate. Prendi in mano l'elenco dei filosofi: già questo ti costringerà a scuoterti, vedendo quanti hanno faticato per te. Desidererai essere anche tu uno di loro; la qualità migliore di un animo generoso è l'istinto al bene. Nessun uomo di spirito elevato si compiace di cose abiette e sordide: lo attira e lo esalta la bellezza delle cose grandi. La fiamma si leva diritta, non può stare distesa o abbassarsi, come non può rimanere ferma; così il nostro spirito è sempre in movimento, ed è più mobile e attivo quanto maggiore sarà il suo impeto. Ma beato l'uomo che ha rivolto questo slancio al meglio: si sottrarrà al dominio e al potere della sorte; sarà moderato nella prosperità, attenuerà le sventure e disdegnerà quanto gli altri ammirano. Un animo grande disprezza la grandezza e preferisce la moderazione agli eccessi; quella è utile e vitale, questi, invece, nuocciono, proprio perché sono superflui. Un'eccessiva fertilità danneggia le messi; i rami si spezzano per il peso; una soverchia fecondità non arriva alla maturazione. Così capita anche allo spirito: una prosperità smodata lo fiacca e diventa dannosa non soltanto per gli altri, ma anche per lui stesso. Nessuno è stato oltraggiato tanto da un nemico quanto certi uomini dai propri piaceri. La loro sfrenatezza e la loro insana libidine può essere perdonabile solo perché quello che hanno fatto ricade su di loro. E questa follia li tortura a ragione; i desideri che superano i confini naturali sfociano inevitabilmente nella dismisura: la natura ha un suo limite, mentre i desideri vani e scaturiti dalla libidine non ne hanno. L'utilità dà la misura del necessario: ma il superfluo in che modo si può misurarlo? Alcuni, perciò si immergono nei piaceri e, abituatisi, non ne possono più fare a meno e sono davvero infelici perché arrivano al punto che per loro il superfluo diventa necessario. Non godono dei piaceri, ne sono schiavi e per giunta, e questo è il male estremo, i propri mali li amano; si arriva al culmine dell'infelicità, quando le azioni abiette non solo allettano, ma piacciono, e non c'è più modo di rimediare se quelli che erano vizi, diventano abitudini. Stammi bene.