Traduzione di Paragrafo 95, Libro 15 di Seneca

Versione originale in latino


Ecce altera quaestio, quomodo hominibus sit utendum. Quid agimus? Quae damus praecepta? Quantulum est ei non nocere cui debeas prodesse! Magna scilicet laus est si homo mansuetus homini est. Praecipiemus ut naufrago manum porrigat, erranti viam monstret, cum esuriente panem suum dividat? Quare omnia quae praestanda ac vitanda sunt dicam? Cum possim breviter hanc illi formulam humani offici tradere: omne hoc quod vides, quo divina atque humana conclusa sunt, unum est; membra sumus corporis magni. Natura nos cognatos edidit, cum ex isdem et in eadem gigneret; haec nobis amorem indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit; ex illius constitutione miserius est nocere quam laedi; ex illius imperio paratae sint iuvandis manus. Ille versus et in pectore et in ore sit: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto". Habeamus in commune: nati sumus. Societas nostra lapidum fornicationi simillima est, quae, casura nisi in vicem obstarent, hoc ipso sustinetur.

Traduzione all'italiano


Ecco il secondo problema: come ci si debba comportare con gli uomini? Che facciamo? Che insegnamenti diamo? Quanto piccola cosa è non nuocere a colui al quale dovresti giovare. C'è una gran lode evidentemente se l'uomo è benevolo verso un altro uomo. Insegneremo che porga la mano al naufrago, a mostrare la via a chi si smarrisce, che divida il suo pane con colui che ha fame. Quando mai dirò tutte le cose che si devono fare e si devono evitare dal momento che posso brevemente trasmettergli questa formula del dovere umano? Tutto ciò che vedi in cui sono racchiuse le cose divine e umane è una cosa sola: siamo membra di un grande corpo. La Natura ci ha generati uniti dal legame di nascita, generandoci dalle stesse cose e per le stesse cose. Questa ci infuse amore reciproco e ci fece socievoli. Quella ha messo insieme l'equo e il giusto. Secondo l'ordinamento di quello, è più miserevole recar danno che essere danneggiati. Per il comandamento di quello siano pronte le mani per quelli da aiutare. Sia nel cuore e sulle labbra quel famoso verso "Sono uomo, niente di umano ritengoba me estraneo". Così siamo nati per vivere in società. La nostra società è molto simile ad una volta di pietre che proprio per questo si regge destinata a crollare a meno che non si reggessero a vicenda.