Traduzione di Sezione 13-15, Capitolo 2 di Seneca

Versione originale in latino


Inde peregrinationes suscipiuntur vagae et litora pererrantur et modo mari se, modo terra experitur semper praesentibus infesta levitas: "Nunc Campaniam petamus." Iam delicata fastidio sunt: "Inculta uideantur, Bruttios et Lucaniae saltus persequamur." Aliquid tamen inter deserta amoeni requiritur, in quo luxuriosi oculi longo locorun horrentium squalore releventur: "Tarentum petatur laudatusque portus et hiberna caeli mitioris et regio vel antiquae satis opulenta turbae". "Iam flectamus cursum ad Urbem: nimis diu a plausu et fragore aures vacaverunt, iuvat iam et humano sanguine frui". Aliud ex alio iter suscipitur et spectacula spectaculis mutantur. Ut ait Lucretius: hoc se quisque modo semper fugit.
Sed quid prodest, si non effugit? Sequitur se ipse et urget gravissimus comes. Itaque scire debemus non locorum vitium esse quo laboramus, sed nostrum: infirmi sumus ad omne tolerandum, nec laboris patientes nec voluptatis nec nostri nec ullius rei diutius.

Traduzione all'italiano


Perciò, indefinite peregrinazioni vengono intraprese e le coste vengono attraversate e sia per mare che per terra si prova un'instabilità sempre ostile alle cose presenti: "Ora andiamo in Campania". Le raffinatezze vengono già a noia: "Andiamo a vedere i (luoghi) selvaggi, dirigiamoci verso i Bruzi e il passo della Lucania". Tuttavia, si cerca qualcosa di piacevole tra i luoghi solitari, in cui gli occhi desiderosi di bellezza siano sollevati dal prolungato squallore dei luoghi spaventosi: "Dirigiamoci a Taranto, al suo porto lodato e ad un inverno dal clima più mite e alla sua area abbastanza ricca anche per l'antica popolazione". "Ormai cambiamo la rotta verso Roma: troppo a lungo le orecchie hanno vagato (lontano) dall'applauso e dal fragore, ormai giova godere del sangue umano". Si intraprende un viaggio dopo l'altro, spettacoli si alternano a spettacoli. Come disse Lucrezio: in questo modo ciascuno fugge sempre da se stesso. Ma a cosa serve, se non riesce a fuggire? Si segue e si mette pressione da solo, compagno pesantissimo. Dunque dobbiamo sapere che la colpa per cui ci torturiamo, non è dei luoghi, ma nostra: siamo inefficienti nel sopportare ogni cosa, non tolleranti nei confronti della fatica, del piacere, di noi stessi né di nessun'altra cosa, troppo a lungo.

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