Traduzione di Sezione 10, Capitolo 2 di Seneca

Versione originale in latino


Hinc illud est taedium et displicentia sui et nusquam residentis animi uolutatio et otii sui tristis atque aegra patientia, utique ubi causas fateri pudet et tormenta introrsus egit uerecundia, in angusto inclusae cupiditates sine exitu se ipsae strangulant; inde maeror marcorque et mille fluctus mentis incertae, quam spes inchoatae suspensam habent, deploratae tristem; inde ille affectus otium suum detestantium querentiumque nihil ipsos habere quod agant, et alienis incrementis inimicissima inuidia (alit enim liuorem infelix inertia et omnes destrui cupiunt, quia se non potuere prouehere).

Traduzione all'italiano


Di qui ecco la ben nota noia, la scontentezza di s, l'irrequietezza di uno spirito che non trova pace da nessuna parte, e l'amara e penosa sopportazione dell'inattività, soprattutto quando rincresce ammetterne le cause e la vergogna obbliga a tenersi dentro la pena, e le ambizioni, come imprigionate in uno spazio ristretto e senza sbocco, si soffocano da sole.
Di qui la tristezza, l'abbattimento e le mille perplessità dell'animo indeciso, tenuto in ansia dalle speranze che si sono appena concepite e reso triste da quelle che sono state deluse. Di qui lo stato d'animo di chi odia la tranquillità del suo ritiro e si lamenta di non aver niente da fare, e l'invidia cos ostile ai successi altrui: poiché l'ozio sterile alimenta l'astio e, siccome non hanno potuto farsi avanti loro, vorrebbero la rovina di tutti.

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