Seneca - De otio - 5

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Versione originale in latino


Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam uiuere: natura nos ad utrumque genuit, et contemplationi rerum et actioni.Nunc id probemus quod prius diximus. Quid porro? Hoc non erit probatum, si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi, quam ad omnes fabulas excitetur? Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotunque. Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates evolvere, mores barbararum audire gentium. Curiosum nobis natura ingenium dedit et, artis sibi ac pulchritudinis suae conscia, spectatores non tantis rerum spectaculis genuit, perditura fructum sui si tam magna, tam clara, tam subtiliter ducta, tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet. Ut scias illam spectari voluisse , non tantum aspici, vide quem nobis locum dederit: in media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam, habilem contemplationem factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili imposuit. Deinde, sena per diem, sena per noctem signa perducens, nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae obtulerat oculis eius cupiditatem faceret etiam ceterorum. [...]

Traduzione all'italiano


Siamo soliti dire che il sommo bene sia vivere secondo natura: noi siamo generati per entrambe le cose, sia alla contemplazione delle cose sia all'azione. Ora dimostriamo ciò che abbiamo detto come prima cosa. Che cosa inoltre? Ciò sarà dimostrato se ciascuno si sarà domandato quanto desiderio ha di conoscere le cose ignote, e quanto si ecciti a tutti i racconti fantastici? Alcuni viaggiano per mare e sopportano coraggiosamente le fatiche di un lunghissimo viaggio con una sola ricompensa per conoscere qualcosa di nascosto e lontano. Questa condizione raduna le folle a guardare gli spettacoli, costringe a spiare tutte le realtà nascoste, a cercare le cose più nascoste, a srotolare le antichità, ad apprendere i costumi delle genti barbariche: la natura ci diede un intelletto avido di conoscenza e consapevole della sua arte e bellezza, non (ci) generò spettatori per i così grandi spettacoli della natura, poiché avrebbe sprecato il frutto del proprio lavoro se avesse mostrato alla solitudine (opere) tanto grandi, tanto illustri, tanto squisitamente elaborate, tanto splendide e belle non di un solo genere (di bellezza). Affinché tu sappia che quella ha voluto essere contemplata non solo essere guardata, osserva in quale parte ci ha collocato: ci ha collocato nella parte centrale di sé e ci ha dato la possibilità di vedere tutto all'intorno; e non solo ha fatto l'uomo in posizione eretta, ma coll'intenzione di renderla anche adatto alla contemplazione, cosicché potesse seguire con lo sguardo le stelle che scorrono nel cielo da oriente ad occidente, affinché potesse far girare il proprio volto con tutto l'universo, gli fece una testa sublime e la collocò su un collo pieghevole; poi conducendo sei costellazioni di giorno e sei di notte svelò ogni parte di sé affinché attraversi queste bellezze che aveva offerto ai suoi occhi suscitasse il desiderio delle rimanenti bellezze. [...]

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