Traduzione di Paragrafo 11 - (sezioni 5 - 6), Libro 1 di Seneca

Versione originale in latino


Quo alio Fabius adfectas imperii uires recreauit quam quod cunctari et trahere et morari sciit, quae omnia irati nesciunt? Perierat imperium, quod tunc in extremo stabat, si Fabius tantum ausus esset quantum ira suadebat: habuit in consilio fortunam publicam et aestimatis uiribus, ex quibus iam perire nihil sine uniuerso poterat, dolorem ultionemque seposuit, in unam utilitatem et occasiones intentus; iram ante uicit quam Hannibalem. Quid Scipio? non relicto Hannibale et Punico exercitu omnibusque quibus irascendum erat bellum in Africam transtulit, tam lentus ut opinionem luxuriae segnitiaeque malignis daret?

Traduzione all'italiano


In quale altra maniera Fabio rianimò le forze abbattute dell’Impero [romano] se non perché seppe temporeggiare e frenare e aspettare, tutte azioni ignorate dagli adirati (lett.: che coloro che sono adirati ignorano)? Sarebbe perito l’Impero [romano], che allora era sul filo del rasoio, se Fabio avesse osato tutto quello che l’ira gli suggeriva. Ma ebbe come obiettivo principale la sorte dello Stato [romano] e, valutate le forze, dalle quali [ormai] non si poteva togliere nulla senza mettere in pericolo tutto lo Stato, mise in disparte il dolore e la vendetta, proteso verso l’unico vantaggio e verso le occasioni [che potevano determinarlo]; ebbe il sopravvento sull’ira prima di averlo su Annibale. E come ha agito Scipione [di fronte all’ira]? Lasciato in disparte Annibale, l’esercito cartaginese, e tutti coloro verso i quali egli aveva motivo di adirarsi, non trasferì la guerra in Africa, così lentamente (lett.: così lento) da offrire ai [suoi] detrattori l’occasione di un’accusa della [sua] pigrizia e del [suo] lusso sfrenato?

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