Sallustio - Bellum Iugurthinum - 9 - Traduzione 2

Versione originale in latino


Sed ipse paucos post annos morbo atque aetate confectus cum sibi finem vitae adesse intellegeret, coram amicis et cognatis itemque Adherbale et Hiempsale filiis dicitur huiusce modi verba cum Iugurtha habuisse: "Parvum ego te, Iugurtha, amisso patre, sine spe, sine opibus in meum regnum accepi, existimans non minus me tibi quam liberis, si genuissem, ob beneficia carum fore. Neque ea res falsum me habuit. Nam, ut alia magna et egregia tua omittam, novissime rediens Numantia meque regnumque meum gloria honoravisti tuaque virtute nobis Romanos ex amicis amicissimos fecisti. In Hispania nomen familiae renovatum est. Postremo, quod difficillimum inter mortalis est, gloria invidiam vicisti. Nunc, quoniam mihi natura finem vitae facit, per hanc dexteram, per regni fidem moneo obtestorque te, uti hos, qui tibi genere propinqui, beneficio meo fratres sunt, caros habeas neu malis alienos diungere quam sanguine coniunctos retinere. Non exercitus neque thesauri praesidia regni sunt, verum amici, quos neque armis cogere neque auro parare queas: officio et fide pariuntur. Quis autem amicior quam frater fratri? Aut quem alienum fidum invenies, si tuis hostis fueris? Equidem ego vobis regnum trado firmum, si boni eritis, sin mali, imbecillum. Nam concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur".

Traduzione all'italiano


Ma, dopo pochi anni, dissipato dalla malattia e dall'età, capendo che il termine della vita gli si stava avvicinando, si dice che egli stesso, in presenza degli amici e dei parenti e inoltre dei figli Aderbale e Iempsale, avesse tenuto un discorso di questo tipo con Giugurta: "Io ti ho accolto da fanciullo nel mio regno, Giugurta, dopo che tuo padre si fu allontanato, senza speranza, senza possibilità, ritenendo che io sarei stato caro a te non meno che ai miei figli, se ti avessi generato, grazie ai benefici. Né questo fatto mi ha reso erroneo. Infatti, per tralasciare altre tue imprese grandi e straordinarie, recentemente, tornando da Numanzia, hai onorato sia me sia il regno con la gloria e, con la tua virtù, hai fatto diventare i Romani, per noi, da alleati a grandi amici. In Spagna è stato rinnovato il nome della famiglia. Infine hai vinto l'invidia con la gloria, che è difficilissimo tra i mortali. Ora, poiché la natura pone un termine alla mia vita, per questa mano destra, per la lealtà del regno, ti raccomando e ti supplico di avere cari costoro, che, per te parenti per nascita, sono fratelli per mio beneficio, e di non preferire il legare gli estranei al trattenere coloro che ti sono congiunti per sangue. L'esercito e i tesori non sono le difese del regno, ma in realtà (lo sono) gli amici, che non potresti né obbligare con le armi, né comprare con l'oro: sono ottenuti con cortesia e fiducia. D'altra parte, chi (è) più amico per un fratello di un fratello? Oppure quale estraneo troverai fedele, se sarai stato nemico con i tuoi? Senza dubbio io vi consegno un regno solido, se sarete buoni, (un regno) debole, se sarete cattivi. Infatti, nella concordia crescono le piccole cose, nella discordia, le più grandi cadono in rovina".