Sallustio - Bellum Iugurthinum - 87

Versione originale in latino


Sed consul expletis legionibus cohortibusque auxiliariis in agrum fertilem et praeda onustum proficiscitur, omnia ibi capta militibus donat; dein castella et oppida natura et viris parum munita aggreditur, proelia multa, ceterum leuia, alia aliis locis facere. Interim novi milites sine metu pugnae adesse, videre fugientis capi aut occidi, fortissimum quemque tutissimum, armis libertatem patriam parentisque et alia omnia tegi, gloriam atque divitias quaeri. Sic brevi spatio novi ueteresque coaluere, et virtus omnium aequalis facta. At reges, ubi de adventu Mari cognoverunt, diuersi in locos difficilis abeunt. Ita Iugurthae placuerat, speranti mox effusos hostis invadi posse, Romanos sicuti plerosque remoto metu laxius licentiusque futuros.

Traduzione all'italiano


Il console, completati i ruoli effettivi delle legioni e delle coorti ausiliarie, si inoltra in un territorio fertile e ricco di bottino. Lascia ai soldati tutta la preda; attacca poi fortezze e città scarsamente difese dalla natura e dagli uomini; sostiene molti scontri qua e là, ma di scarso rilievo. Intanto le reclute si abituano a partecipare alla battaglia senza paura, vedono che chi fugge è catturato e ucciso, mentre i più valorosi hanno meno da temere; si rendono conto che con le armi non solo si proteggono libertà, patria, famiglia, tutto insomma, ma si conquistano anche gloria e ricchezza. Così in breve tempo reclute e veterani si amalgamarono e tutti si equivalsero per valore. Ma i due re, appena seppero dell'arrivo di Mario, si separarono e si ritirarono in località inaccessibili. Così aveva deciso Giugurta, che sperava di poter presto piombare sui nemici sbandati: contava sul fatto che i Romani, come di solito accade, cessata la paura, sarebbero stati meno attenti e disciplinati.