Sallustio - Bellum Iugurthinum - 43

Versione originale in latino


Post Auli foedus exercitusque nostri foedam fugam Metellus et Silanus consules designati provincias inter se partiverant, Metelloque Numidia evenerat, acri viro et, quamquam adverso populi partium, fama tamen aequabili et inviolata. Is ubi primum magistratum ingressus est, alia omnia sibi cum collega ratus, ad bellum, quod gesturus erat, animum intendit. Igitur diffidens veteri exercitui milites scribere, praesidia undique arcessere, arma tela equos et cetera instrumenta militiae parare, ad hoc commeatum affatim, denique omnia, quae in bello vario et multarum rerum egenti usui esse solent. Ceterum ad ea patranda senatus auctoritate, socii nomenque Latinum et reges ultro auxilia mittendo, postremo omnis civitas summo studio annitebatur. Itaque ex sententia omnibus rebus paratis compositisque in Numidiam proficiscitur, magna spe civium cum propter artis bonas tum maxime quod adversum divitias invictum animum gerebat et avaritia magistratuum ante id tempus in Numidia nostrae opes contusae hostiumque auctae erant.

Traduzione all'italiano


Dopo il trattato di Aulo e la vergognosa fuga del nostro esercito, Metello e Silano, consoli designati, si erano divisi fra loro le province; la Numidia era toccata a Metello, uomo energico e, benché avverso alla parte popolare, di fama sempre specchiata. Questi, appena entrato in carica, dopo aver determinato tutte le altre questioni con il collega, si dedicò esclusivamente alla guerra che stava per intraprendere. Pertanto, diffidando del vecchio esercito, arruola soldati, fa venire rinforzi da ogni parte, prepara armi difensive e da lancio, cavalli e altro materiale bellico e poi vettovaglie a sufficienza, tutto quanto, insomma, serve generalmente in una guerra imprevedibile e bisognevole di molte risorse. Del resto, concorrevano alla realizzazione di questi preparativi il senato con la sua autorità, gli alleati, i Latini, i re con l'invio spontaneo di truppe ausiliarie e infine tutta la città con il massimo impegno. Così, preparato e organizzato tutto secondo i suoi piani, parte per la Numidia suscitando grandi aspettative nei Romani, non solo per le sue eccellenti doti, ma soprattutto perché di fronte al denaro il suo animo era incorruttibile: mentre proprio l'avidità dei magistrati in Numidia aveva fino ad allora indebolito le nostre forze e accresciuto quelle dei nemici.