Traduzione di Paragrafo 11 - 13 - Parola e poesia: un episodio su Simonide di Quintiliano, Libro 11 Capitolo 2 di Quintiliano

Versione originale in latino


Artem autem memoriae primus ostendisse dicitur Simonides, cuius vulgata fabula est: cum pugili coronato carmen, quale componi victoribus solet, mercede pacta scripsisset, abnegatam ei pecuniae partem quod more poetis frequentissimo degressus in laudes Castoris ac Pollucis exierat: quapropter partem ab iis petere quorum facta celebrasset iubebatur. Et persolverunt, ut traditum est: nam cum esset grande convivium in honorem eiusdem victoriae atque adhibitus ei cenae Simonides, nuntio est excitus, quod eum duo iuvenes equis advecti desiderare maiorem in modum dicebantur. Et illos quidem non invenit, fuisse tamen gratos erga se deos exitu comperit. Nam vix eo ultra limen egresso triclinium illud supra convivas corruit, atque ita confudit ut non ora modo oppressorum sed membra etiam omnia requirentes ad sepulturam propinqui nulla nota possent discernere. tum Simonides dicitur memor ordinis quo quisque discubuerat corpora suis reddidisse.

Traduzione all'italiano


Si dice poi che il primo a rivelare la tecnica di memorizzazione fu Simonide, di cui si racconta comunemente questo episodio: una volta che aveva scritto, fissando un compenso, in onore di un pugile insignito della corona, dei versi, come si compongono di solito per celebrare i vincitori di gare, gli venne negata una parte della somma di danaro pattuita, perché era uscito dall’argomento facendo una digressione (secondo una consuetudine poetica frequentissima) in lode di Castore e Polluce: per questo gli si ordinava di chiedere la parte (non corrisposta) a coloro di cui aveva celebrato le imprese. Ed essi la pagarono fino in fondo, come fu tramandato: infatti quando era in atto un sontuoso banchetto in onore della vittoria di quello stesso atleta e Simonide, invitato a quella cena, venne chiamato fuori da un messaggero, poiché gli si diceva che due giovani venuti a cavallo chiedevano in modo particolare di lui. E quello non li trovò affatto, ma si rese conto che facendolo uscire gli dei erano stati benevoli verso di lui. Infatti, non appena lui fu uscito superando la soglia della stanza da pranzo, essa crollò sopra i convitati e gettò in mezzo ai loro corpi tale confusione che i parenti, quando li ricercavano per seppellirli non riuscivano a riconoscere non solo i volti dei loro cari schiacciati, ma neppure i corpi nel loro insieme per l'assenza di qualsiasi segno che li distinguesse. Allora Simonide, che ricordava la disposizione in cui ciascuno di loro era seduto a banchetto, si racconta che poté restituire i corpi delle vittime ai loro cari.

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