Traduzione di Elegia 6, Libro 1 di Properzio

Versione originale in latino


Non ego nunc Hadriae vereor mare noscere tecum,
Tulle, neque Aegaeo ducere vela salo,
cum quo Rhipaeos possim conscendere montes
ulteriusque domos vadere Memnonias;
sed me complexae remorantur verba puellae,
mutatoque graves saepe colore preces.
illa mihi totis argutat noctibus ignes,
et queritur nullos esse relicta deos;
illa meam mihi iam se denegat, illa minatur
quae solet ingrato tristis amica viro.
his ego non horam possum durare querelis:
ah pereat, si quis lentus amare potest!
an mihi sit tanti doctas cognoscere Athenas
atque Asiae veteres cernere divitias,
ut mihi deducta faciat convicia puppi
Cynthia et insanis ora notet manibus,
osculaque opposito dicat sibi debita vento,
et nihil infido durius esse viro?
tu patrui meritas conare anteire secures,
et vetera oblitis iura refer sociis.
nam tua non aetas umquam cessavit amori,
semper at armatae cura fuit patriae;
et tibi non umquam nostros puer iste labores
afferat et lacrimis omnia nota meis!
me sine, quem semper voluit fortuna iacere,
huic animam extremam reddere nequitiae.
multi longinquo periere in amore libenter,
in quorum numero me quoque terra tegat.
non ego sum laudi, non natus idoneus armis:
hanc me militiam fata subire volunt.
at tu, seu mollis qua tendit Ionia, seu qua
Lydia Pactoli tingit arata liquor,
seu pedibus terras seu pontum remige carpes,
ibis et accepti pars eris imperii:
tum tibi si qua mei veniet non immemor hora,
vivere me duro sidere certus eris.

Traduzione all'italiano


Non temo di trovarmi ora con tè sul mare
Adriatico, Tulio, e non di fare vela
nell'egeo; io potrei con tè salire i monti
Rifei, giungere oltre le memnonie dimore;
ma indugio alle parole di lei quando mi abbraccia,
quando muta colore e dolente mi prega.
Lei che grida il suo ardore per notti intere e piange
che gli dèi non ci sono, perché l'ho abbandonata,
lei che mi si rifiuta ormai, lei che minaccia
come ogni amica afflitta suole con l'uomo ingrato.
Neppure un'ora posso reggere ai suoi lamenti,
ah, che sia maledetto chi ama senza slancio!
Conoscere la dotta Atene che m'importa
e vedere dell'Asia i vetusti tesori
se Cinzia mi rimprovera quando la nave parte,
se con rabbiose mani si segna il volto e dice
che solo al vento avverso ella deve i miei baci
che nulla è più spieiato di un amante infedele?
Tu prova a superare gli onori che il fratello
di tuo padre raggiunse, a imporre agli alleati
gli antichi obliati patti; non fu la giovinezza
tua per l'amore, sempre alle armi e alla patria
pensasti, e i miei affanni mai non ti rechi questo
fanciullo, e quante cose le mie lacrime sanno!
Lascia che la fortuna come vuole mi vinca,
che a estrema debolezza io quest'anima arrenda.
Molti scelsero morte, in un lontano amore,
e anch'io sia ricoperto di terra in mezzo a loro.
Io non nacqui alla gloria, non adatto alle armi;
è questa la milizia cui mi costringe il fato.
Ma tu, se dove giunge la molle Ionia o dove
le acque del Fattóio bagnano le culture
di Lidia mari e terre andrai solcando a piedi
o coi remi e avrai parte nel potere che imponi,
dovunque avrai un'ora presa dal mio ricordo
sarai certo che un duro destino ha la mia vita.