Pontano - Urania - 819 - 844 - In morte della piccola Lucia

Versione originale in latino


Certo ego felicis tedas dulcisque hymenaeos,
820Nata, tibi carosque parabam e stirpe nepotes,
Fingebamque et avi lusus, numerosaque verba
Ad cunas, cantusque senex meditabar aniles.
En miserae patris tedae? Hosne senex hymenaeos
Aspicio? Sunt haec solatia grata nepotum?
825Nata, iaces, nec blanda senem, nec filia patrem
Alloqueris, sed muta siles, sed lumina condis.
Hoc meruit pater infelix? Age, nata, reclusos
Et sustolle oculos et me solare querentem.
O vanum desiderium et spes patris inanes:
830En tabes. Decor ille tuus quo, nata, recessit,
Deliciae matris miserae? Tibi dona parabat
Et lusus dignos hymenaeo et coniuge vestes:
Pro donis lusuque et pro laetis hymenaeis
Liquisti luctum et lacrimas atque aera nigrum.
835Ornabam tibi serta domi, syriumque liquorem
Ad thalamos geminae, geminae tua cura sorores
Fundebant. Quid pro sertis syrioque liquore
Liquisti? Sine sole dies, sine sidere noctes,
Insomnis noctes. Fesso tibi vagit ab ore
840Frater, et in cunis questus exercet amaros:
Has illi illecebras, haec ludicra blanda relinquis.
At patri vetus ulcus et insanabile vulnus
Liquisti, aeternos luctus, miseramque parenti
Caniciem. [...]

Traduzione all'italiano


Io certamente preparavo per te, o figlia, gli imenei dolci e le fiaccole nuziali, già mi immaginavo i cari nipoti della stirpe; e le nenie vicino alla culla e vecchio intonavo i canti da nonno. Ed ecco le fiaccole misere del padre? Forse assisto da vecchio agli imenei di morte? Sono questi i conforti ben graditi dai miei nipoti? O figlia, giaci, né parli carezzevole al vecchio né amorevole al padre, ma rimani muta, in silenzio hai gli occhi chiusi. Questo ha meritato il padre infelice? Muoviti o figlia, apri gli occhi e guardami e conforta me che mi lamento. O vano desiderio, o vuote speranze di padre: eccole in putrefazione. Quella bellezza dov'è andata a finire, o figlia, gioia della misera madre? Ella ti preparava doni, ninnoli degni delle nozze e vesti degne delle sposo: al posto dei doni e dei ninnoli lasciasti imenei di lutto, lacrime e una fosca tenebra. Ti ornano a casa di corone di fiori e bruciano un profumo sirio presso la camera nuziale, le gemelle, le sorelle a cui volevi tanto bene. Cosa hai lasciato al posto delle ghirlande e del profumo sirio? Giorni senza sole, notti senza stelle, notti insonni. Il fratellino vagisce per te fino a stancarsi e continua a piangere amaramente nella culla: hai lasciato a quello queste carezze e questi vezzeggiamenti. Ma tu hai lasciato al vecchio padre una ferita cronica e inguaribile, un eterno lutto e una capigliatura bianca al padre. [...]

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