Plauto - Pseudolus - 394 - 405 - Il servo poeta (scena 4)

Versione originale in latino


PS: Postquam illic hinc abiit, tu astas solus, Pseudole.
quid nunc acturu's, postquam erili filio 395
largitu's dictis dapsilis? ubi sunt ea?
quoi neque paratast gutta certi consili,
[neque adeo argenti—neque nunc quid faciam scio.]
neque exordiri primum unde occipias habes,
neque ad detexundam telam certos terminos. 400
sed quasi poeta, tabulas cum cepit sibi,
quaerit quod nusquamst gentium, reperit tamen,
facit illud veri simile, quod mendacium est,
nunc ego poeta fiam: viginti minas,
quae nusquam nunc sunt gentium, inveniam tamen. 405

Traduzione all'italiano


394 Dopo che se ne è andato da qua a là, tu resti da solo, Pseudolo.
395 Che farai [acturu’s = acturus es] adesso, dopo che da generoso [largitu’s = largitus es]
396 hai reagito con parole al figlio del padrone? Dove sono i soldi?
397 Per cui non è pronta nemmeno una briciola di certa decisione
398 e neppure certamente di soldi: ne adesso so che cosa farò.
399 Non hai un punto da cui partire per tessere la tela,
400 e non hai un certo fine per finire la tela.
401 Ma come un poeta, quando si prende le tavolette,
402 cerca quello che (non) è da nessuna parte fra i popoli, e tuttavia lo trova,
403 fa credibile quello che è invenzione,
404 ora io diventerò poeta: venti mine,
405 che adesso non sono in nessun luogo tra i popoli, tuttavia le troverò.

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