Plauto - Amphitruo - 590 - 601 - Il dramma di un sosia (scena 1)

Versione originale in latino


S: Amphitruo, miserrima istaec miseria est servo bono,
apud erum qui vera loquitur, si id vi verum vincitur.
A: Quo id, malum, pacto potest nam (mecum argumentis puta)
fieri, nunc uti tu et hic sis et domi? id dici volo.
S: Sum profecto et hic et illíc. hoc cuivis mirari licet,
neque tibi istuc mirum ... mágis videtur quam mihi.
A: Quo modo? S. Nihilo, inquam, mirum magis tibi istuc quam mihi;
neque, ita me di ament, credebam primo mihimet Sosiae,
donec Sosia illic egomet fecit sibi uti crederem.
ordine omne, uti quicque actum est, dum apud hostis sedimus,
edissertavit. tum formam una abstulit cum nomine.
neque lac lactis magis est simile quam ille ego similest mei.

Traduzione all'italiano


S: Anfitrione, questa è la più grande disgrazia per un servo buono
che dice la verità al padrone, se questa verità è incatenata dalla violenza.
A: in quale modo può, accidenti, accadere – pensa con me con ragionamenti –
che tu sia adesso qui e a casa? Voglio che questo sia spiegato.
S: Sono certamente sia qui che lì: è consentito a chiunque stupirsi di questo,
ne questo sembra stupefacente quanto sembra a me.
A: In quale modo? S: per niente, dico, più stupefacente per te che per me;
ne, mi amino così degli dei, all’inizio credevo a me stesso Sosia,
finché quel Sosia là che sono poi sempre io facesse che io gli credessi.
Disse con precisione, in che modo qualunque cosa è accaduta, mentre ci trovavamo presso i nemici; poi ha portato via insieme al nome anche l’aspetto.
Ne il latte è più simile al latte quanto quel io sia simile a me.

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