Petronio - Satyricon - 37

Versione originale in latino


Non potui amplius quicquam gustare, sed conversus ad eum, ut quam plurima exciperem, longe accersere fabulas coepi sciscitarique, quae esset mulier illa, quae huc atque illuc discurreret. (2) "Uxor" inquit "Trimalchionis, Fortunata appellatur, quae nummos modio metitur. (3) Et modo, modo quid fuit? Ignoscet mihi genius tuus, noluisses de manu illius panem accipere. (4) Nunc, nec quid nec quare, in caelum abiit et Trimalchionis topanta est. (5) Ad summam, mero meridie si dixerit illi tenebras esse, credet. (6) Ipse nescit quid haveat, adeo saplutus est; sed haec lupatria providet omnia, et ubi non putes. (7) Est sicca, sobria, bonorum consiliorum: tantum auri vides. Est tamen malae linguae, pica pulvinaris. Quem amat, amat; quem non amat, non amat. (8) Ipse Trimalchio fundos habet, quantum milvi volant, nummorum nummos. Argentum in ostiarii illius cella plus iacet, quam quisquam in fortunis habet. (9) Familia vero - babae babae! Non mehercules puto decumam partem esse quae dominum suum noverit. (10) Ad summam, quemvis ex istis babaecalis in rutae folium coniciet. Nec est quod putes illum quicquam emere. Omnia domi nascuntur: lana, credrae, piper; lacte gallinaceum si quaesieris, invenies. (2) AD summam, parum illi bona lana nascebatur: arietes a Tarento emit et eos culavit in gregem. (3) Mel Atticum ut domi nasceretur, apes ab Athenis iussit afferri; obiter et vernaculae quae sunt, meliusculae a Graeculis fient. (4) Ecce intra hos dies scripsit, ut illi ex India semen boletorum mitteretur. Nam mulam quidem nullam habet, quae non ex onagro nata sit. (5) Vides tot culcitras: nulla non aut conchyliatum aut coccineum tomentum habet. Tanta est animi beatitudo!

Traduzione all'italiano


Non riuscii più a gustare nient'altro, ma, rivoltomi verso di lui, per poter avere più (notizie) possibili, cominciai alla lontana a seguire i racconti e a chiedere chi fosse quella donna che andava di qua e di là. "(È) la moglie" disse "di Trimalchione, si chiama Fortunata, che (misura il denaro con il moggio) ha denaro a palate. E prima, cos'è stata prima? Possa perdonarmi il tuo genio, tu non avresti voluto ricevere del pane dalla sua mano. Adesso, non si sa come né perché, è arrivata in cielo ed è il tuttofare di Trimalchione. Insomma, se in pieno mezzogiorno gli dirà che ci sono le tenebre, lui ci crederà. Egli stesso, tanto è ricco, non sa cosa possiede; ma questa donnaccia organizza tutto, quando a te neanche passa per la mente. È magra, sobria, di buoni consigli: (vedi) vale tanta ricchezza. È tuttavia di lingua biforcuta, una gazza da salotto. Chi ama, ama; chi non ama, non ama. Lo stesso Trimalchione ha terre quanto volano i nibbi, soldi su soldi. C'è più argento nel casotto del suo guardiano che quanto ne abbia chiunque nel suo patrimonio. E poi la servitù, oh oh! Ritengo, per Giove, che non ci sia neppure una decima parte che conosca il proprio padrone. Insomma, qualsiasi tra questi sciocchi, lui lo mette in una foglia di ruta. E non devi pensare che quello compri qualcosa. Tutto si produce in casa: la lana, i limoni, il pepe; se chiederai il latte di gallina, lo troverai. Insomma, la lana buona gli usciva poco: ha comprato montoni a Taranto e li ha messi nel gregge. Perché fosse prodotto in casa del miele attico, ha ordinato che fossero portate le api da Atene; così quelle caserecce, intanto, miglioreranno un po' con quelle greche. Ecco, in questi giorni ha scritto perché gli fosse inviato dall'India il seme dei funghi. E non ha nessuna mula che non sia nata dall'asino selvatico. Vedi tanti cuscini: non ce n'è nessuno che non abbia l'imbottitura tinta di porpora o rosso scarlatto. Tanto grande è la felicità dell'animo!"

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