Traduzione di Paragrafo 5, Libro 23 (Hannibal) di Nepote

Versione originale in latino


Hac pugna pugnata Romam profectus est nullo resistente. In propinquis urbi montibus moratus est. Cum aliquot ibi dies castra habuisset et Capuam reverteretur, Q. Fabius Maximus, dictator Romanus, in agro Falerno ei se obiecit. Hic clausus locorum angustiis noctu sine ullo detrimento exercitus se expedivit; Fabioque, callidissimo imperatori, dedit verba. Namque obducta nocte sarmenta in cornibus iuvencorum deligata incendit eiusque generis multitudinem magnam dispalatam immisit. Quo repentino obiecto visu tantum terrorem iniecit exercitui Romanorum, ut egredi extra vallum nemo sit ausus. Hanc post rem gestam non ita multis diebus M. Minucium Rufum, magistrum equitum pari ac dictatorem imperio, dolo productum in proelium fugavit. Tiberium Sempronium Gracchum, iterum consulem, in Lucanis absens in insidias inductum sustulit. M. Claudium Marcellum, quinquies consulem, apud Venusiam pari modo interfecit. Longum est omnia enumerare proelia. Quare hoc unum satis erit dictum, ex quo intellegi possit, quantus ille fuerit: quamdiu in Italia fuit, nemo ei in acie restitit, nemo adversus eum post Cannensem pugnam in campo castra posuit.

Traduzione all'italiano


Combattuta questa battaglia Annibale partì per Roma senza che nessuno gli opponesse resistenza. Sostò sui monti vicini alla città. Avendo tenuto lì l'accampamento per alcuni giorni e ritornando a Capua Q. F. Massimo, dittatore Romano, gli si oppose nel territorio Falerno. Qui benchè chiuso della ristrettezza dei luoghi di notte sfuggì senza alcun danno dell'esercito e si beffò di Fabio astutissimo comandante, infatti sopraggiunta la notte appiccò il fuoco a dei cespi legati sulle corna di giovenchi e lanciò simile grande moltitudine disordinata. Con questa visione che era intervenuta provocò tanto terrore nell'esercito romano che nessuno osò uscire fuori dalla fortificazione. Non così tanti giorni dopo questa impresa costrinse alla fuga Marco Minucio Rufo, capo della cavalleria, con comando uguale al dittatore, attiratolo alla battaglia con l'inganno. Benchè lontano in Lucania uccise T. S. Gracco, due volte console, attirato in un agguato. Allo stesso modo uccise presso Venusia M. C. Marcello cinque volte console. Sarebbe lungo numerare tutte le battaglie per la qual cosa sarà sufficiente dire uno solo, dal quale si possa capire quanto grande quello fosse stato: per quanto tempo egli fu in Italia, nessuno gli resistette in battaglia, nessuno contro di lui dopo la battaglia di Canne pose l'accampamento in campo aperto.