Traduzione di Paragrafo 2 - Giuramento di odio eterno verso i romani., Libro 23 (Hannibal) di Nepote

Versione originale in latino


Nam ut omittam Philippum, quem absens hostem reddidit Romanis, omnium his temporibus potentissimus rex Antiochus fuit. Hunc tanta cupiditate incendit bellandi, ut usque a rubro mari arma conatus sit inferre Italiae. Ad quem cum legati venissent Romani, qui de eius voluntate explorarent darentque operam, consiliis clandestinis ut Hannibalem in suspicionem regi adducerent, tamquam ab ipsis corruptus alia atque antea sentiret, neque id frustra fecissent idque Hannibal comperisset seque ab interioribus consiliis segregari vidisset, tempore dato adiit ad regem, eique cum multa de fide sua et odio in Romanos commemorasset, hoc adiunxit: "Pater meus" inquit "Hamilcar puerulo me, utpote non amplius VIIII annos nato, in Hispaniam imperator proficiscens Carthagine, Iovi optimo maximo hostias immolavit. Quae divina res dum conficiebatur, quaesivit a me, vellemne secum in castra proficisci". Id cum libenter accepissem atque ab eo petere coepissem, ne dubitaret ducere, tum ille "Faciam", inquit "si mihi fidem, quam postulo, dederis". Simul me ad aram adduxit, apud quam sacrificare instituerat, eamque ceteris remotis tenentem iurare iussit numquam me in amicitia cum Romanis fore. Id ego ius iurandum patri datum usque ad hanc aetatem ita conservavi, ut nemini dubium esse debeat, quin reliquo tempore eadem mente sim futurus. Quare, si quid amice de Romanis cogitabis, non imprudenter feceris, si me celaris; cum quidem bellum parabis, te ipsum frustraberis, si non me in eo principem posueris".

Traduzione all'italiano


Infatti, per non parlare di Filippo, che Annibale pur lontano reso nemico ai Romani, a quei tempi il più potente di tutti fu il re Antioco. Accese costui di un desiderio tanto grande di combattere che tentò di far guerra all'Italia fin dal Mar Rosso. Essendo andati da lui degli ambasciatori romani, che volevano esplorare le sue funzioni, riguardo alla sua volontà e darsi da fare con intrighi occulti, per rendere Annibale sospetto al re come se Annibale la pensasse diversamente da prima, non fecero ciò invano e Annibale capì questo e si vide allontanato dalle sedute più segrete. Al momento più opportuno si presentò al re e dopo avergli ricordato molti fatti relativi alla sua fedeltà e all'odio verso i romani, questo aggiunse: "Mio padre Amilcare, quando ero un bambinetto, quando avevo non più di nove anni, partendo per la Spagna da Cartagine come comandante supremo sacrificò delle vittime a Giove Ottimo Massimo. Mentre era portato a termine questo sacrificio mi chiese se volessi partire con lui alla volta dell'accampamento. Avendo accettato volentieri questa proposta e avendo cominciato a chiederli di non esitare a condurmi, quello disse: lo farò se mi avrai dato quella fiducia che chiedo. Contemporaneamente mi portò presso l'altare dove aveva deciso di fare il sacrificio e allontanati gli altri mi ordinò di giurare che non sarei mai stato amico dei Romani. Io ho conservato quel giuramento fatto al padre fino a questa età in modo tale che a nessuno debba essere il dubbio che io non sarò dello stesso parere nel tempo rimanente. Perciò se penserai qualcosa di amichevole riguardo i Romani non agirai imprudentemente se me lo terrai nascosto. Quando in verità preparerai la guerra, ingannerai te stesso se non mi porrai in quella come guida.