Traduzione di Epigramma 104, Libro 10 di Marziale

Versione originale in latino


I nostro comes, i, libelle, Flavo
longum per mare, sed faventis undae,
et cursu facili tuisque ventis
Hispanae pete Tarraconis arces:
illinc te rota tollet et citatus
altam Bilbilin et tuum Salonem
quinto forsitan essedo videbis.
Quid mandem tibi quaeris? Ut sodales
paucos, sed veteres et ante brumas
triginta mihi quattuorque visos
ipsa protinus a via salutes
et nostrum admoneas subinde Flavum,
iucundos mihi nec laboriosos
secessus pretio paret salubri,
qui pigrum faciant tuum parentem.
Haec sunt. Iam tumidus vocat magister
castigatque moras, et aura portum
laxavit melior: vale, libelle:
navem, scis, puto, non moratur unus.

Traduzione all'italiano


Va', libretto, compagno al mio Flavo,
per il vasto mare, ma dall'onda favorevole,
e con facile corso e con venti favorevoli
raggiungi le rocche dell'iberica Tarracona:
lì ti trasporterà una carrozza e rapido,
forse già alla quinta tappa, vedrai l'alta Bilbilis e il tuo Salone.
Chiedi perché ti mando? affinché i pochi amici,
ma di vecchia data, che non vedo da trentaquattro inverni,
subito, durante il medesimo tragitto, tu saluti
e affinché, in seguito, tu rammenti al nostro Flavo
che mi prepari a un prezzo ragionevole
un ritiro piacevole e non faticoso,
che permetta al tuo autore di riposarsi.
Queste sono le cose. Già il nocchiero adirato ti chiama
e ti rimprovera per il ritardo, e un vento
più favorevole ha aperto il porto:
Stammi bene, o libretto:
tu sai, credo, che un solo passeggero non trattiene una nave.

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