Traduzione di Versi 1247 - 1286, Libro 6 di Lucrezio

Versione originale in latino


Inque aliis alium populum sepelire suorum
certantes; lacrimis lassi luctuque redibant;
inde bonam partem in lectum maerore dabantur;
nec poterat quisquam reperiri, quem neque morbus
nec mors nec luctus temptaret tempore tali.
Praeterea iam pastor et armentarius omnis
et robustus item curvi moderator aratri
languebat, penitusque casa contrusa iacebant
corpora paupertate et morbo dedita morti.
exanimis pueris super exanimata parentum
corpora non numquam posses retroque videre
matribus et patribus natos super edere vitam.
nec minimam partem ex agris maeror is in urbem
confluxit, languens quem contulit agricolarum
copia conveniens ex omni morbida parte.
omnia conplebant loca tectaque quo magis aestu,
confertos ita acervatim mors accumulabat.
multa siti prostrata viam per proque voluta
corpora silanos ad aquarum strata iacebant
interclusa anima nimia ab dulcedine aquarum,
multaque per populi passim loca prompta viasque
languida semanimo cum corpore membra videres
horrida paedore et pannis cooperta perire,
corporis inluvie, pelli super ossibus una,
ulceribus taetris prope iam sordeque sepulta.
omnia denique sancta deum delubra replerat
corporibus mors exanimis onerataque passim
cuncta cadaveribus caelestum templa manebant,
hospitibus loca quae complerant aedituentes.
nec iam religio divom nec numina magni
pendebantur enim: praesens dolor exsuperabat.
nec mos ille sepulturae remanebat in urbe,
quo prius hic populus semper consuerat humari;
perturbatus enim totus trepidabat et unus
quisque suum pro re <cognatum> maestus humabat.
multaque <res> subita et paupertas horrida suasit;
namque suos consanguineos aliena rogorum
insuper extructa ingenti clamore locabant
subdebantque faces, multo cum sanguine saepe
rixantes, potius quam corpora desererentur.

Traduzione all'italiano


E contendeva la gente per seppellir
nelle fosse altrui le schiere de' suoi:
se ne tornavan disfatti per il cordoglio ed il pianto:
dalla afflizione gran parte poi s'abbattevano a letto:
ne si sarebbe potuto trovare alcuno che, allora,
non fosse colto o dal male o dalla morte o dal lutto.
Ogni pastore oramai, e ogni mandriano languiva,
e il guidatore robusto del curvo aratro: giacevano,
gettati in fondo ai tuguri dalla miseria e dal male,
i corpi in preda alla morte. Era possibile, a volte,
sui corpi estinti dei piccoli veder cadere senz'anima
i corpi dei genitori: o sulle madri e sui padri
i figli rendere l'anima. E confluì non in minima
parte codesta afflizione nella città dal contado:
ve la portarono nuvoli di contadini languenti
che vi affluiron da tutti i punti infetti. Ingombravano
ogni edificio, ogni luogo, e tanto più, nella estate,
così pigiati, a migliala ne accatastava la morte.
Molti giacevan distesi in terra, vittime della
sete, e ai Silani dell'acque si rotolavan per via,
per la soverchia dolcezza del bere senza più fiato.
E si vedevano, offerti nei luoghi pubblici e nelle
strade, perir molti corpi, morti a metà, con le languide
squallide membra coperte di sudiciume e di cenci,
tutte ossa e pelle, già quasi interamente sepolte
nella sporcizia del corpo e nelle luride piaghe.
Aveva infine la morte empito tutte di corpi
inanimati le sacre sedi del culto, e ingombrati
eran qua e là di cadaveri i templi tutti dei numi,
luoghi che avevan gremito d'ospiti i loro custodi.
Ne più si dava ormai grande peso alla fede e alla santa
divinità; soverchiava tutto il dolor del momento:
ne si teneva più nella città la nota maniera
di sepoltura che prima usava sempre quel popolo.
Poi ch'era tutto turbato, esso, e confuso, e ciascuno
metteva, mesto, alla meglio il suo congiunto sotterra.
E la miseria e il frangente spinsero a molti atti orrendi:
giacché ponevan con grande clamore i propri parenti
sui roghi alzati per gli altri, e vi appressavan le fiaccole
sotto, rissando alle volte con molto sangue, piuttosto
che abbandonare i cadaveri.

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