Traduzione di Versi 988 - 1010, Libro 5 di Lucrezio

Versione originale in latino


Nec nimio tum plus quam nunc mortalia saecla
dulcia linquebant lamentis lumina vitae.
unus enim tum quisque magis deprensus eorum
pabula viva feris praebebat, dentibus haustus,
et nemora ac montis gemitu silvasque replebat
viva videns vivo sepeliri viscera busto.
at quos effugium servarat corpore adeso,
posterius tremulas super ulcera tetra tenentes
palmas horriferis accibant vocibus Orcum,
donique eos vita privarant vermina saeva
expertis opis, ignaros quid volnera vellent.
at non multa virum sub signis milia ducta
una dies dabat exitio nec turbida ponti
aequora lidebant navis ad saxa virosque.
nam temere in cassum frustra mare saepe coortum
saevibat leviterque minas ponebat inanis,
nec poterat quemquam placidi pellacia ponti
subdola pellicere in fraudem ridentibus undis.
improba navigii ratio tum caeca iacebat.
tum penuria deinde cibi languentia leto
membra dabat, contra nunc rerum copia mersat.
illi inprudentes ipsi sibi saepe venenum
vergebant, nunc dant <aliis> sollertius ipsi.

Traduzione all'italiano


E in mezzo ai lamenti
non più sovente di adesso le umane genti perdevano
anello in quel tempo il giocondo lume di vita. Più spesso
qualcuno offriva, acciuffalo e maciullato coi denti,
un vivo paslo alle belve, e riempiva di gemiti
i boschi, i monti, le selve, vedendo ormai seppellirsi
le vive carni in un vivo sepolcro. Invece coloro
che si salvavan fuggendo, benché straziati nel corpo,
premevan poi sulle orribili piaghe le mani tremanti,
ed invocavan con urla terrificanti la morte,
finché gli spasimi atroci non li toglievan di vita,
privi d'aiuto com'erano, ignari d'ogni rimedio
alle ferite. Ma molte migliala d'uomini in armi
non si mandavano allora in un sol giorno al macello,
ne il mar rompeva coi torbidi flutti agli scogli la nave
e gli uomini: inutilmente il mare, allora, gonfiandosi,
imperversava con pazzo impeto e poi deponeva
giù lievemente le vane minacce; e l'ingannatrice
lusinga della bonaccia non riusciva a sorprendere
e ad ingannare nessuno con il sorriso dell'onde.
'Ignota allora era l'arte audace del navigare'.
Ed anche, allora, morivano per la penuria di cibo,
languendo, mentre li soffoca, ora, la grande abbondanza.
E allora, incauti, mescevan spesso il veleno a se stessi;
più scaltramente, di propria mano, lo danno oggi agli altri